Home Nazionale 326 docenti on line per gli 11 atenei telematici italiani

326 docenti on line per gli 11 atenei telematici italiani

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Roma, 5 giu. (Labitalia) – Ben 326 docenti, di cui 52 ricercatori e 194 ricercatori a tempo determinato. Sono questi i numeri delle 11 università telematiche riconosciute dal ministero dell'Istruzione, università e ricerca: E-Campus, Giustino Fortunato, Guglielmo Marconi, Italian University Line, Leonardo Da Vinci, UniPegaso, Unitelma Sapienza, Utiu, Università San Raffaele, Unicusano e Universitas Mercatorum. Un'offerta formativa che, su tutto il territorio nazionale, anzi sarebbe meglio dire su tutta la rete nazionale, spazia dalla psicologia alla giurisprudenza, all'economia, dalle scienze ed economie applicate, all'architettura e design industriale e ingegneria.Dal punto di vista legale, la laurea conseguita all'università telematica è equiparata in tutto e per tutto alle lauree conseguite negli atenei statali e non statali tradizionali. Eppure, le criticità del settore, messe in luce dall'analisi del 2010 del Comitato nazionale per la valutazione delle università telematiche (Cnvsu), non mancano e lo stesso ministro Maria Chiara Carrozza ha nominato una 'Commissione di studio sulle problematiche relative alle università telematiche'. Dall'analisi del Cnvsu "emerge una situazione complessiva, di sistema, abbastanza deludente e una serie di importanti criticità, strutturali e non, sulle quali è necessario richiamare l'attenzione". Anche se, si precisa, "vi sono certamente alcune situazioni abbastanza buone dal punto di vista organizzativo e della resa didattica e buone pratiche che possono essere un riferimento per il futuro". "L'attivazione delle università telematiche – si legge nell'analisi del Cnvsu – è spesso avvenuta anche in relazione a una precedente esperienza di formazione, da parte della(e) istituzione(i) richiedente(i), in corsi e master non universitari. Ciò ha certamente influenzato, e non sempre positivamente, la programmazione e l'organizzazione delle nuove attività di formazione di carattere universitario".Il Comitato rileva anche "un'incoerenza tra le dimensioni molto modeste della domanda complessiva di formazione a distanza e il numero relativamente elevato di università e corsi di studio attivi". "Il numero degli studenti che seguono tali corsi, anche se il sistema non è ancora a regime, è certamente molto modesto, sia comparativamente a ciò che avviene all'estero che con riguardo alla potenziale utenza presente nel nostro Paese", si sottolinea."Un ulteriore elemento di criticità – avverte il Cnvsu – è costituito dalla strutturale debolezza delle università in questione sotto il profilo della loro capacità di attivarsi nel campo della ricerca, la quale dove esiste come attività istituzionale e non dei singoli soggetti impegnati nelle attività formative è praticamente limitata alla realizzazione di ricerche commissionate da interessati esterni (spesso le istituzioni di riferimento) e quasi mai sostenuta, soprattutto, da strutture (laboratori e biblioteche) in sé idonee a garantire ad essa supporti autonomi e autosufficienti".