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Un sguardo verso il futuro assieme all’Ingegnere Roberto Vacca

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Un sguardo verso il futuro assieme all’Ingegnere Roberto Vacca

“Come salvare il prossimo decennio?”
Lo ha spiegato con la consueta lucidità e simpatia l’ing. Roberto Vacca sabato pomeriggio all’interno della fortunata iniziativa “Il Giardino delle Idee” nel consueto scenario dell’Auditorium del Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo.

Un pubblico molto numeroso (oltre 160 persone) e interessato ha seguito con attenzione il racconto di uno dei più razionali e liberi pensatori italiani.

I libri in vendita nel desk dell’Auditorium e autografati dall’ing. Vacca sono andati esauriti in pochi minuti.

Una cultura enciclopedica, un timbro di voce profondo alla Gassman, un’ironia alla Flaiano, uno sguardo alla Sean Connery e con quel guizzo che fa sempre la differenza, Roberto Vacca ha messo a nudo l’anima dell’uomo di scienza che prevale su quella del letterato.

Al termine dell’incontro ci siamo intrattenuti con l’ing. Vacca per porre lui alcune domande.
Quale futuro è possibile prevedere tra crescita e decrescita e quali gli sviluppi apocalittici del “climate change”?

Crescita e decrescita economica sono processi complicati.
Anche i migliori Nobel per l’economia non sono stati mai capaci di prevederne gli sviluppi futuri.
Gli apocalittici del “climate change” invece vanno ignorati.
I più bravi fra loro hanno elaborato modelli matematici del clima terrestre con cui pretendono di calcolare il clima del 2100 ma ammettono di non poterli usare per calcolare il clima a due, tre, 10 anni.

Sono punti di vista peculiari e ovviamente inattendibili.
È possibile costruire con i numeri visioni plausibili del futuro?
Io uso da 30 anni software basato sulle equazioni di Volterra e produco previsioni quantitative di sviluppo e declino, di settori industriali, fonti di energia, parchi automobilistici, epidemie, fenomeni naturali, di processi per i quali siano disponibili serie storiche di misure attendibili. Produco, quindi, descrizioni quantitative accurate e plausibili.

Non pretendo certo di calcolare l’avvenire, ma in alcuni casi le mie proiezioni si avverano. Calcolai nei primi anni 80 che la popolazione di auto in Italia avrebbe teso a 35 milioni e che l’epidemia di Aids si sarebbe fermata a poche migliaia di casi, oltre a proiezioni sui consumi energetici e altro.

Le cose sono andate proprio così: 30 anni fa non lo garantivo, lo suggerivo ragionevolmente.

Quale futuro energetico quindi ci attende?
Un avvenire energetico accettabile deve mirare anzitutto a razionalizzare le attività umane: trasporto, distribuzione, comunicazioni, impiego tempo libero e innalzare livelli di uso e di competenza nel campo della tecnologia della comunicazione e dell’informazione.

E-mail e Web possono ottimizzare rendimenti, decisioni, logistica, se usati in modo razionale, da utenti addestrati bene.
Sarebbe necessario mirare a una pianificazione internazionale di produzione e uso di energia. L’idroelettrico potrà fornire l’equivalente di oltre 1.000 grandi centrali nucleari.

Il fotovoltaico risolverà gran parte dei problemi, se riusciremo a passare da rendimenti del 15% a 75%.
Quanto contano le regole?

Le regole sono vitali.
Buona parte della crisi Usa è stata causata dal rilassamento, fin dalla presidenza Reagan, delle garanzie date dagli istituti finanziari e dalle regole originariamente imposte ai tempi del New Deal.

Oltre alle regole è vitale la produzione di conoscenza: insegnamento e addestramento nelle scuole superiori e avanzate, ricerca e sviluppo.

La politica si rivolge ai tecnici e le imprese ai manager.
Questi ultimi chiedono agli economisti e gli economisti agli scienziati.

A chi bisogna credere?
Non bisogna credere a nessuno.

Bisogna innalzare drammaticamente i livelli di competenza degli insegnanti di ogni ordine e grado, dei manager, degli economisti, degli scienziati.
Le università italiane devono attrarre i migliori professori del mondo, non sceglierli fra terne di soli indigeni.
La “globalizzazione inversa” avrà un impatto sempre più forte sull’occupazione nei Paesi dell’Occidente.

Aumentare e non diminuire gli investimenti in scuola e in ricerca e sviluppo.
Come si pone la questione culturale nell’era di Internet?
La rete ci rende più liberi?
La rete rende libero e potenzia chi ne sa abbastanza da distinguere i molti contenuti e fonti di alta qualità, da quelli medi o pessimi.
Sono importanti le idee giuste sul mondo, se sono condivise da tanta gente, l’obiettivo è creare una società libera, colta, varia e controversa.

Qual è il suo rapporto con la tecnologia?

Ho un buon rapporto con la tecnologia, ma depreco le strutture “straingegnerate”, over-engineered, le complicazioni eccessive, il ricorso a tecnologie informatiche non trasparenti e rischiose con troppe migliaia di linee di codice usate in modo automatico per governare processi neanche ben compresi dagli operatori, specie se lo scopo è di facilitare compiti facili e inessenziali.

Che cosa è il potere per lei?
Una parola che uso raramente.
La lezione che non ha mai dimenticato?
Ce ne sono parecchie che non ho dimenticato: umane, psicologiche, scientifiche, tecniche.
Mio padre mi insegnò che tutto interessa e che tutto si può imparare.

La lezione che invito a non dimenticare è: «Impara almeno una cosa nuova ogni giorno».
Se lo fai ti cambia la vita, se lo facessimo tutti cambieremmo il mondo.
A chi sente di dovere qualcosa?
A molti maestri, fra i quali alcuni miei antichi allievi
Ringraziamo l’ing. Vacca per la gentilezza e cortesia con la quale ha voluto rispondere alle nostre domande.
Lo ringraziamo infine per aver accettato il nostro invito di presentare il suo nuovo libro “Salvare il prossimo decennio” nella nostra città.