Torino, 23 feb. (Adnkronos Salute) – Nuove speranze per la diagnosi 'soft' del cancro alla vescica: in futuro potrebbe essere individuato grazie a un semplice test delle urine, invece che con la tradizionale e più invasiva cistoscopia. Il nuovo esame è stato sperimentato con successo dall'Urologia universitaria dell'ospedale Molinette di Torino. I risultati della ricerca e della saranno pubblicati sul 'The Journal of Urology'. Le ricerche che si stanno conducendo da qualche anno nell'Urologia universitaria delle Molinette, diretta da Dario Fontana – si legge in una nota dell'ospedale piemontese – in collaborazione con Francesco Turrini del Dipartimento di genetica, biologia e biochimica dell'università degli Studi di Torino, hanno dimostrato per la prima volta, utilizzando le sofisticate tecniche di proteomica, la presenza di fosfo-proteine nel tessuto tumorale e quindi nelle urine di pazienti affetti da carcinoma della vescica. In base ai risultati finora ottenuti dai test effettuati su circa 150 pazienti, la presenza di fosfo-proteine nell'urina si è dimostrata in grado di discriminare i pazienti con carcinoma della vescica dai soggetti sani, con una sensibilità e una specificità elevatissime, rispettivamente del 96% e del 100%. La ricerca di queste fosfo-proteine nelle urine potrebbe quindi rappresentare un esame diagnostico affidabile, non invasivo, estremamente utile sia per il monitoraggio periodico dei soggetti a rischio che per la diagnosi di ripresa di malattia nei soggetti già trattati per via endoscopica, con la possibilità di ridurre notevolmente il ricorso a un esame invasivo e costoso come la cistoscopia, con grandi vantaggi sia per il paziente sia per il Sistema sanitario nazionale. Questi primi incoraggianti risultati andranno confermati. Per questo motivo è in fase di avvio un successivo protocollo di sperimentazione, coordinato da Fontana e Turrini, che coinvolgerà altri centri di Urologia in Italia e in Europa, con l'obiettivo di standardizzare il test e di darne una valutazione definitiva per la possibile applicazione nella pratica clinica.
Articlolo scritto da: Adnkronos