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Palermo, mezzo flop marcia ‘agende rosse’

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PALERMO – E' stata un mezzo flop la marcia delle 'agende rosse', il movimento che fa capo a Salvatore Borsellino, fratello del giudice antimafia ucciso il 19 luglio del 1992 nella strage di via D'Amelio. Poco meno di un centinaio di persone ha partecipato infatti alla manifestazione partita intorno alle nove da via D'Amelio per raggiungere Castel Utveggio. Il luogo, sulla cima di Montepellegrino, secondo alcune tesi investigative, avrebbe ospitato per anni la sede del Sisde e proprio da cui sarebbe stato dato l'ok per far esplodere l'autobomba piazzata davanti all'abitazione della madre del giudice ucciso da Cosa nostra insieme con cinque agenti della scorta.
Proprio come era accaduto ieri, al Palazzo di giustizia, i pochi partecipanti sono partiti in corteo sollevando le agende rosse,diventate ormai il simbolo della strage di via D'Amelio. Secondo la vedova del magistrato, l'agenda rossa che Borsellino teneva solitamente nella sua borsa, dopo l'eccidio sarebbe sparita. Secondo Salvatore Borsellino nell'agenda il fratello avrebbe annotato alcune note ritenute importanti "prima di essere ascoltato dalla Procura di Caltanissetta". Forse anche sulal cosiddetta 'trattativa' tra Stato e Cosa nostra di cui parla da un anno Massimo Ciancimino.
"Rispetto all'anno scorso abbiamo più interrogativi, ma anche più certezze, quest'anno non è passato invano''. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia intervenendo al convegno organizzato dalla redazione Antimafiaduemila. "Sono stati fatti importanti e decisivi passi in avanti per arrivare alla verità sulla strage di via D'Amelio. Ma non dobbiamo fermarci". Purtroppo però ''un pezzo d'Italia, non solo mafiosa, ma anche delle Istituzioni, questa verità non la vuole e per questo è difficile raggiungerla'' ha aggiunto Ingroia. "Sono tantissimi quelli che sanno, in tutto o in parte, cosa si cela dietro le stragi. Un esercito di persone che non parlano'', ha dichiarato il neo procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato. ''C'è un sigillo che cuce le bocche di tutti", ha spiegato il magistrato. Infatti ''basta ricordare che tutti i conoscitori dei mandanti esterni della strage di Portella della Ginestra sono stati assassinati'', ha aggiunto. ''In realtà questo sistema di potere non vuole sapere perché non sarebbe in grado di gestire politicamente una verità che potrebbe avere una portata destabilizzante per il Paese: perché se si volesse guardare in faccia la verità – ha sottolineato Scarpinato – una parte dello Stato dovrebbe processare l'altra parte dello Stato. O, se preferite, una parte della classe dirigente che occupa lo Stato dovrebbe processare un'altra parte della classe dirigente''
Per il sostituto procuratore e presidente dell'Anm di Palermo Antonino Di Matteo "oggi non percepiamo più indifferenza o sarcasmo. Ma temo che stia iniziando a emergere una nuova azione volta a bloccare possibili sviluppi di indagini. Mi sembra di assistere a una serie eventi che temo siano collegati gli uni agli altri: i tentativi di screditare pregiudizialmente i contenuti delle dichiarazioni di Spatuzza e di Ciancimino. Il problema sembra che sia capire perché hanno parlato e perché proprio ora. Le polemiche sui collaboratori di giustizia si verificano solo quando parlano di qualcosa di diverso rispetto alla manovalanza dell'attak, alla manovalanza di Cosa Nostra''. "Se oggi si stanno facendo nuove indagini è perché vi sono sentenze del passato che rappresentano il loro punto di partenza'', ha aggiunto – sentenze del passato emesse sulla base di elementi concreti di prova, che auspicavano ulteriori approfondimenti, come quella del processo ''Via D'Amelio ter'' che rappresenta la base su cui si sviluppa l'indagine attuale''.
''Siamo prossimi a una svolta nelle indagini sulla strage di via D'Amelio e ora, più che mai, dobbiamo stare attenti che le porte blindate che ancora ci separano dalla verità non ci vengano chiuse in faccia per l'ennesima volta'', dice dal canto suo Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo. ''In un momento così delicato – ha detto ancora – non c'è solo il rischio, ma la certezza che ci siano tentativi di depistaggio, alcuni anche istituzionali". E fa riferimento alla "protezione negata al pentito Gaspare Spatuzza, che su via D'Amelio, con le sue dichiarazioni, ha aperto scenari inquietanti. Non a caso si è deciso di non ammetterlo al programma di protezione''.
Salvatore Borsellino chiede poi che venga detto dove è finita l'agenda rossa di Paolo: "Diteci chi l'ha presa, perché su quell'agenda si fondano le ragioni dei delitti eccellenti del '92 che reggono oggi la nostra Repubblica'', sottolinea. ''E allora – ha aggiunto – è necessario che su questo si indaghi''.

Articlolo scritto da: Adnkronos