Home Politica Il saluto del Sindaco Fanfani al Patriarca di Gerusalemme

Il saluto del Sindaco Fanfani al Patriarca di Gerusalemme

0
Il saluto del Sindaco Fanfani al Patriarca di Gerusalemme

Arezzo – «Voglio con queste brevi parole di saluto, ringraziare profondamente a nome della Città di Arezzo, S.E. Mons. Fontana, nostro caro Arcivescovo, per aver voluto fortemente questo gemellaggio e per averlo realizzato nella nostra collettività.
E’, questo evento, un grande onore per la città di Arezzo e per tutto il popolo aretino, che Ella, Eccellenza ha preannunciato fin dal suo insediamento, ha fortemente voluto ed ha reso concreto con opere quali la raccolta di fondi per la costruzione di una casa in Gerusalemme e con il finanziamento di borse per studenti che possano trovare nella accoglienza di Rondine la occasione per la creazione di condizioni di pace nei territori di provenienza.

Ma soprattutto La voglio ringraziare perché questo evento è testimonianza di spirito di pace e di fraterna colleganza con un territorio che conosce conflitti millenari in una realtà geografica quale il mediterraneo che da sempre ha trovato nel proprio seno elementi di forte unione e, al tempo stesso, fattori di grande disgregazione.

V’è infatti nel bacino del mediterraneo una naturale propensione alla integrazione culturale che ben ricorda quella lapide nella stazione di Monaco di Baviera che recita sostanzialmente così:
“se la lingua è latina, se la filosofia è greca, se la matematica è araba se la religione è ebrea, tu viandante non puoi essere straniero in questa terra”

A questo spirito di integrazione, interessi contrastanti, ragioni economiche e pregiudizi razziali, hanno nel tempo costituito un ostacolo insormontabile che neppure le avvedute scelte di politica estera del dopoguerra e la politica di collaborazione e testimonianza concreta di uomini come La Pira e Mattei, poterono superare.

Con questa iniziativa Ella ha riannodato anche per noi un nuovo filo di concreta speranza di pace.

Tra il popolo cristiano della diocesi di Arezzo Cortona e Sansepolcro, e quello della città di Gerusalemme, si riaccende oggi un impegno a costruire occasioni di confronto sinergico, di impegno comune e di prospettiva di pace, nella speranza che coloro che vicini e lontani assistono a questo atto possano sentirsi animati dallo stesso spirito di ricerca delle occasioni di fratellanza, e traggano da questo comune impegno fonte di riflessione, stimolo alla azione, e speranza per il futuro.

Voglio parimenti rappresentare a Lei Beatitudine Mons. Twal la gratitudine della città di Arezzo per la sua presenza oggi qui tra noi, assieme alla ammirata riconoscenza per l’opera che Ella quotidianamente svolge per la pace, in una realtà che da sempre ha suscitato nell’animo dei popoli i sentimenti più forti, assieme ad evocazioni emblematiche che il nome e la storia di Gerusalemme racchiudono in se’.

Ella porta con sé lo spirito di una terra che da sempre ha ispirato la cristianità con la testimonianza, la morte e la resurrezione del Cristo redentore, che ha suscitato nei secoli confronti violenti e guerre sanguinose che spesso hanno tradito il messaggio di pace e di fratellanza ,al quale pure i popoli si richiamavano.

Ella è testimonianza di un luogo di profonda fede, che ha attraversato le barriere dei secoli, permeando anche questa nostra terra toscana che, nella propria arte ed in una miriade di opere ha rappresentato con una espressività che non può prescindere dalla devozione e dalla fede, la vita e la morte di nostro Signore in una concezione teologica che poneva, come rappresenta il Sommo Poeta Dante Alighieri, Gerusalemme al centro del mondo conosciuto.

E’ la stessa spiritualità devota che portò quei pellegrini, che secondo la tradizione tornavano dalla Terra Santa percorrendo i gioghi che dal mare adriatico riconducevano verso la alta Valle del Tevere, a dedicare quel borgo che fino ad allora aveva un nome latino, al Santo sepolcro, e che portò poi quel popolo ad effigiare nella resurrezione Pierfrancescana del Cristo il simbolo della propria identità culturale.

Oggi, coloro che si sentono animati da spirito di pace hanno il dovere di collaborare con Lei affiancandosi alla Sua azione così come indica il senso profondo di questo gemellaggio al quale mi sento profondamente vicino.
Hanno il dovere di comprendere come non sia possibile una convivenza in un mondo che ogni giorno diviene più piccolo, -e che propone a tutti con grande attualità i temi fondamentali per la universale sopravvivenza, quali la fame, l’ambiente, le fonti energetiche, e la pace- , senza affrontare il problema di fondo del disarmo, del rispetto della identità culturale dei popoli e dell’uomo, delle povertà, delle migrazioni bibliche e della giustizia universale.
La pace non è infatti un tema astratto; è il risultato di una politica di giustizia e di rispetto, nella quale tutti i popoli possano trovare ragione della propria esistenza nella prospettiva della esistenza altrui, e nella quale gli egoismi di molti debbono trovare ragioni di convivenza nell’aiuto ai bisognosi, nella eliminazione delle persecuzioni razziali, nel rispetto del prossimo.
Noi sentiamo il dovere di lavorare assieme a Lei perché non vada perduto il concetto cristiano di ‘prossimità’, in una terra che vede ancora irrisolte molte questioni, quali emblematicamente quella Palestinese, e che vede intere etnie escluse dalla possibilità di libera estrinsecazione della propria identità di popolo.

In questa prospettiva, che sono certo identifichi i sentimenti delle nostre collettività, noi La ringraziamo; ed assieme a Lei ed a Sua Eccellenza Mons. Fontana, ringraziamo tutti coloro che hanno voluto questo gemellaggio ed hanno consentito alla nostra città di essere sede e testimone di un pegno di così grande prospettiva di fratellanza e di pace.»

Articlolo scritto da: Giuseppe Fanfani