ROMA – Accordo separato sullo stabilimento di Pomigliano. A firmarlo la Fiat e le sigle di Fim Cisl, Uilm, Fismic e Ugl, mentre la Fiom si è riservata un giudizio. L'intesa sarà ora sottoposta a un referendum tra i lavoratori.
Il leader Fiom, Maurizio Landini ha precisato che "non si tratta di accordo separato perché non hanno firmato altro che il testo deciso dalla Fiat". Lunedì, puntualizza, "decideremo le azioni da fare". Il testo presentato dall'azienda, spiega ancora, "deroga a contratti e leggi dello Stato. Non è stato modificato. Questa operazione di Fiat è un ricatto bello e buono verso i lavoratori di Pomigliano e verso la Fiom".
Diversa l'opinione del segretario dell'Ugl Giovanni Centrella: "Abbiamo detto sì alla condivisione dell'accordo perché riteniamo che lo stabilimento di Pomigliano sia strategico per la Campania: fino alla fine cercheremo di correggerlo però non abbiamo problemi a dire sì anche senza correzioni". "Abbastanza soddisfatto" anche il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina "perché si tratta di una pietra concreta per lo sviluppo dello stabilimento. Abbiamo aderito chiedendo all'azienda un comitato paritetico che decida le sanzioni per i lavoratori che non rispetteranno l'accordo". Il documento consegnato lo scorso 8 giugno a Torino alle organizzazioni sindacali, non piace alla Uilm che tuttavia ha deciso di firmare "mossa dal senso di responsabilità per la futura panda e per la vita dello stabilimento". Lo spiega in una nota il segretario generale Rocco Palombella. "Insieme a Fim e Fismic – aggiunge – abbiamo dichiarato che la nostra adesione è previo referendum tra i lavoratori del sito campano. Purtroppo la Fiat si è assunta la responsabilità di non siglare questa sera il documento. Ce ne dispiace".
Dal canto suo Fiat, riferisce una fonte dell'azienda, esprime "apprezzamento" per le adesioni ricevute al piano su Pomigliano e "si riserva la verifica dell'applicabilità dell'accordo" in base ai risultati che verranno dal referendum che si terrà fra i lavoratori.
Sulla trattativa è intervenuto anche il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi. "La firma di Fim, Uilm, Fismic e Ugl dell'accordo con Fiat per accompagnare gli investimenti a Pomigliano con una maggiore produttività incoraggia a ritenere che la grande maggioranza delle organizzazioni sindacali dei lavoratori sono in grado di sostenere la crescita e l'occupazione negoziando decisioni responsabili. Rimane la speranza che la Fiom rifletta sul proprio autoisolamento e concorra a dare a Pomigliano l'unica prospettiva possibile".
In mattinata era stato invece l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne, a sperare in un'intesa al più presto. "Oggi è una giornata importante, io la macchina la devo far partire e in assenza di un accordo con i sindacati lo stabilimento di Pomigliano è destinato a chiudere. Non vedo cos'altro potrei fare". E ai giornalisti che gli chiedevano se eventualmente la produzione potesse essere spostata in Serbia, Marchionne ha risposto: "È un Paese, per esempio, ma c'è anche la Polonia, dove hanno fatto questa macchina. Ci sono un sacco di posti che amerebbero avere la produzione di auto". ''La discussione riguarda lo stabilimento di Pomigliano – ha poi precisato -: gli altri non sono in discussione. Noi ce la stiamo mettendo tutta – assicura -, per risolvere il problema è necessario lavorare''.
L'incontro tra azienda e sindacati era iniziato alle 16 a Roma presso la sede di Confindustria. Qui per tutta la giornata una cinquantina di lavoratori dello stabilimento campano di Pomigliano d'Arco hanno manifestato al grido di 'Pomigliano non si tocca'. I manifestanti hanno gridato anche slogan contro Marchionne, i "turni di lavoro massacranti" e l'impossibilità di scioperare.
Articlolo scritto da: Adnkronos