ROMA – ''I capitali criminali non faranno rientro con lo scudo fiscale. O sono in Italia sbiancati o sono e resteranno all'estero''. Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al convegno 'Il destino dei paradisi fiscali' a Roma. Le stime sui capitali detenuti all'estero, ha aggiunto, ''contengono anche capitali oggetto di attività criminali che non rimpatrieranno mai. Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento''.
Il ministro ha poi ribadito che i capitali detenuti all'estero che dovessero cadere sotto i controlli fiscali non potranno fare domanda per aderire allo scudo fiscale. Tremonti ha così chiarito ancora una volta un punto su cui, dopo la presentazione dell'emendamento Fleres, era nata confusione. "Se ci sono fenomeni di casi già oggetto di attività di controllo questi non possono essere oggetto di rimpatrio. Questa era la filosofia originaria del decreto", ha spiegato il ministro.
Con lo scudo fiscale, ha poi proseguito Tremonti, "ci saranno meno capitali disonesti e un uso più onesto di quei capitali in Italia. Siamo convinti del fatto che ci saranno, a seguito di questo provvedimento, meno capitali disonesti fuori dall'Italia e un uso più onesto per l'università, la ricerca, il 5 per mille e la scuola".
Quindi ha tenuto a rimarcare che lo scudo è "l'opposto del condono fiscale, c'è una casistica di non punibilità limitata" ed ha spiegato che, nella possibilità di accedere allo scudo, "la casistica dei no è superiore a quella dei sì e tuttavia la riteniamo sufficiente".
Secondo Tremonti lo scudo fiscale dovrebbe essere utilizzato soprattutto per il rilancio delle imprese, non dovrebbe accadere come nella precedente edizione che venga utilizzato soprattutto dalle famiglie. "La casistica fondamentale alla quale pensiamo di fare riferimento – dice – è funzionale a mantenere l'attività di impresa, a non chiudere i capannoni e a non mandare via gli operai".