Home Cronaca Detersivi nei bar, niente più confusione: ‘Obbligo d’etichetta’

Detersivi nei bar, niente più confusione: ‘Obbligo d’etichetta’

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ROMA – La Cassazione opera un giro di vite nei confronti dei baristi che hanno la cattiva abitudine di non etichettare le bottiglie d'acqua mescolandole così, a volte, a detersivi o comunque a liquidi detergenti. Per questo impone obbligo di etichetta sulle bottiglie d'acqua servite ai clienti. Diversamente il gestore del bar, in caso di intossicazione di un cliente sarà sempre chiamato a rispondere penalmente anche se aveva avvertito gli aiutanti del bar di fare attenzione. In questo modo, la IV Sezione penale ha confermato la condanna per lesioni colpose (45 giorni di reclusione riconvertiti in multa, oltre al risarcimento dei danni) nei confronti del gestore di un bar fiorentino, colpevole di aver usato "negligenza e imprudenza per avere custodito una bottiglia contenente liquido detergente e brillante con forte potere corrosivo accanto alle bottiglie contenenti acqua minerale. La mancata etichettatura, ricostruisce la sentenza 21513, aveva causato lesioni a due avventori del bar che avevano appunto ingerito dei sorsi di liquido detergente al posto della richiesta acqua minerale. Nonostante il gestore del bar avesse invitato i suoi aiutanti a separare l'acqua dal detersivo, la mancata etichettatura aveva impedito di differenziare i due liquidi. Di qui l'incidente. Piazza Cavour, convalidando la decisione della Corte d'Appello di Firenze del gennaio 2007 ha evidenziato che ogni equivoco era "certamente evitabile solo che l'imputato avesse provveduto ad una piu' efficace custodia della bottiglia, ovvero avesse curato di segnalarne visivamente il reale e diverso contenuto, ovvero avesse restituito il deterisvo al suo contenitore naturale".

Per l'assenza di etichetta, infatti, rimarca piazza Cavour "la bottiglia incriminata aveva mantenuto tutti i caratteri esteriori della bottiglia d'acqua anche perché il liquido che essa conteneva aveva in realta' l'aspetto dell'acqua". Proprio per questo specie se si considera il "locale adibito alla consumazione di bevande" il gestore aveva l'obbligo tassativo di "operare per eliminare l'equivoco e qualsiasi rischio di indebito ulitizzo". Il rischio, insiste la Cassazione, "che il titolare del bar non poteva ritenere di avere eliminato solo con la pur precisa disposizione impartita alla commessa di riporre l'oggetto tra i detersivi". Di qui la "necessita' di differenziare visivamente la stessa bottiglia rispetto alle altre presenti all'interno del bar il cui contenuto era destinato al consumo degli avventori".

Articlolo scritto da: Adnkronos