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Continua l’onda della crisi

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Continua l’onda della crisi

ROMA – Continua l'onda della crisi, si stringono i cordoni del credito e si allungano le code fuori dal Monte dei Pegni. Una situazione già denunciata, in passato, da alcune associazioni di consumatori per rilevare le condizioni di difficoltà economica delle famiglie italiane, che oggi torna nuovamente di attualità. ''Addirittura a Vicenza, nel ricco Nordest, c'è la coda per ipotecare i gioielli di famiglia, segno di un vero disagio economico'', assicura all'ADNKRONOS il presidente dell'Adusbef e senatore dell'Idv Elio Lannutti.

Una conferma ufficiosa, di "un trend in crescita da qualche anno", arriva anche da Piazza del Monte di Pietà a Roma, dove Unicredit Banca di Roma gestisce il più antico istituto di credito su pegno della Capitale. Un'attività che in Italia è esercitata da una cinquantina di banche, la maggioranza delle quali aderisce all'Associazione italiana degli istituti di credito su pegno. Qualche dato più preciso, relativamente a Roma, lo dà la Banca d'Italia che stima intorno al 5% l'aumento al ricorso al credito su pegno.

Il valore medio del pegno è di circa 700 euro, mentre ammontano a circa 30mila le operazioni di prestito su pegno concesse ogni mese. Più in generale, sempre secondo la Banca d'Italia, il sistema bancario italiano, nel settore del credito su pegno, ha prodotto volumi superiori a 320 milioni di euro nel 2008.

Quanto ai numeri relativi ai primi mesi del 2009, ammette lo stesso Lannutti, non ce ne sono. Del resto, gli istituti che praticano il credito su pegno tendono a mantenere un certo riserbo su questo tipo di attività, timorosi di suscitare reazioni negative nell'opinione pubblica.

Altra conferma, di una tendenza in crescita già da qualche anno, viene dai dati pubblicizzati dal Codici, un'altra associazione di consumatori, che rivelavano come nel 2007, nella sola Lombardia il numero di quanti facevano ricorso al Monte di Pietà, impegnando gioielli e orologi, era aumentato del 10%.

Inoltre, si rilevava come fosse mutata, in parte, la tipologia di quanti fanno ricorso a questo tipo di operazioni. Non più solamente persone in gravi difficoltà economiche e con l'impossibilità di avere regolare credito in banca, ma anche appartenenti alla classe media, costretti a varcare i portoni dei Monti di Pietà, per ottenere rapidamente la liquidità necessaria a far fronte a rate, spese improvvise, calo del reddito disponibile.

Negli anni, invece, non ci sono stati particolari cambiamenti nella tipologia di oggetti costituibili in pegno, le cui caratteristiche principali debbono essere la permanenza di valore nel tempo, l?alto grado di commerciabilità e la non deperibilità. Non a caso questo tipo di operazione viene effettuata su oggetti preziosi come gioielli, pietre, orologi, argenti e su specifici oggetti 'non preziosi', come pellicce, tappeti e materiale ottico.

Solamente l?8% degli oggetti, secondo i dati forniti dalle banche, rimane non riscattato dal proprietario, mentre la maggior parte dei pegni è riscattata alla scadenza o viene richiesto il rinnovo del prestito. Come previsto dalla legge, la durata del contratto può essere di tre o sei mesi, ma anche di un anno in casi particolari.

Gli oggetti non riscattati, trascorsi 30 giorni dalla scadenza, sono avviati alla vendita all?asta.

Articlolo scritto da: Adnkronos