AREZZO – È proseguita la discussione che si era interrotta nel Consiglio Comunale del 10 dicembre sul progetto illustrato dal Sindaco Giuseppe Fanfani di trasferimento dell’azienda Safimet. La Safimet recupera materiali preziosi e smaltisce rifiuti speciali. Il Consiglio Comunale era chiamato a esprimere parere su un procedimento amministrativo di competenza provinciale sulla richiesta di trasferire la ditta dalla zona produttiva di San Zeno alla zona, sempre a San Zeno, dell’inceneritore, senza incremento delle quantità dei rifiuti trattati. La discussione odierna si è incentrata su alcuni emendamenti a firma Francini-Borri la cui filosofia era “sì al trasferimento ovviamente nel rispetto della legalità ma con tempi certi” e su un atto di indirizzo di Mario Bruni i cui contenuti ribadivano quanto espresso negli interventi durante il dibattito della volta scorsa: in particolare l’atto di Bruni impegnava la Giunta nella redazione, con priorità assoluta e non oltre 30 giorni dalla data odierna, di un Piano complesso di intervento per l’area interessata di San Zeno da completare entro 6 mesi.
Sono intervenuti i consiglieri comunali Pilade Nofri (Pd) che ha messo in evidenza come dare alle aziende “possibilità di operare sia un’esigenza prioritaria in un momento delicato come l’attuale. Questa azienda non può vivere atrofizzata in un luogo dove è nata 30 anni fa. Bisogna lasciar fare chi è disposto ancora a investire risorse nel territorio. Altre aziende possono avere le stesse esigenze e l’amministrazione dovrebbe essere pronta a recepirle”. Alessio Mattesini (Fi verso il Pdl) per il quale “l’ampliamento della Safimet può essere occasione di lavoro anche per i giovani”. Luigi Polli (Pd) che ha dichiarato che “non si può non essere favorevoli alla implementazione di piani industriali ma alcuni atti approvati da questa amministrazione hanno stabilito criteri precisi e uno strumento, quello del Piano complesso di intervento. Un grande impegno, una scelta politicamente rilevante perché è l’amministrazione a impegnarsi direttamente nella progettazione. E se c’è un’area dove necessita una progettazione pubblica, quella è proprio San Zeno, dove trasferimenti e nuovi dimensionamenti industriali incidono su aziende non qualsiasi ma di tipologia tale da non poter prescindere da questo genere di approccio”. Marco Bianchi (Sinistra) che ha ricordato come “occorra sgombrare il campo da divisioni fittizie tra chi è favore e chi contro lo sviluppo economico. Il Regolamento Urbanistico chiede riflessioni e scelte che non possiamo ora eludere. Semmai è importante entrare nel merito e cercare una sintesi attraverso un percorso che la proposta di delibera odierna traccia nella maniera corretta. Mi riservo inoltre di fare le mie valutazioni su cosa è davvero priorità ma i termini proposti da Bruni per il piano complesso mi sembrano comunque un po’ azzardati”. Paolo Enrico Ammirati (An) per il quale “convivono otto anime in una maggioranza e quando si tratta di prendere una decisione strategica per questa città essa si sfalda. Città che sopporta da tre anni e mezzo un’amministrazione paralizzata su tutto: politiche sociali, infrastrutture, economia. Un’amministrazione incapace di prendere una decisione, di dire ‘sì’ a un’azienda che chiede solo di spostarsi di 800 metri! Ma come e quando li vogliamo mettere in grado di lavorare gli imprenditori che neanche chiedono un ampliamento! E siamo a un anno dalla fine del mandato”. Luigi
Lucherini (Fi verso il Pdl) che ha sottolineato come “Piano complesso di intervento significa che la Giunta dà input precisi agli uffici che devono redigerlo. E se la Giunta dice che non vanno inseriti nel piano stabilimenti inquinanti? Ecco che daremo risposta negativa a un’azienda che chiede a oggi un semplice trasferimento. Nel momento in cui accettassimo questa richiesta nella seduta odierna potremmo anche dare precise indicazioni all’azienda su come ridurre le emissioni. Se invece rimandiamo sine die la decisione, che contributo possiamo dare sulla stessa questione ambientale?”. Luigi Del Pace (Pd) che ha posto la questione di “attività industriale e rispetto dell’ambiente come due facce della stressa medaglia”. Francesco
Macrì (An) per il quale “è una cosa gravissima decidere di non decidere, la peggiore medicina somministrata dalla Giunta Fanfani a una città malata. E nello specifico è altrettanto grave non permettere la modernizzazione di un’azienda che vuole trasferirsi di poche centinaia di metri in un’area deputata con incremento dell’occupazione a parità di potenza dell’impianto”.
L’assessore Roberto Banchetti ha espresso il parere di Giunta su emendamenti e atto di indirizzo: “è confermato che il trasferimento Safimet possa avvenire alle procedure previste dal Regolamento Urbanistico e cioè Piano complesso di intervento e sottoposizione a VAS (valutazione ambientale strategica). Il Piano complesso dovrà partire nel più breve tempo possibile: l’atto di indirizzo Bruni prevede 30 giorni per avviarlo ed è un termine giudicato plausibile”. Sulla VAS l’assessore Banchetti ha confermato “che sta attivandosi per accelerare ogni procedura ma i 6 mesi sempre dell’atto di Bruni, per arrivare alla fine dell’iter, sono pochi e difficilmente rispettabili non tanto per volontà politica ma per la naturale cadenza delle procedure amministrative. Comunque i tempi saranno i più brevi possibili”.
Dopo avere respinto gli emendamenti Francini-Borri e l’atto di indirizzo di Bruni, il Consiglio Comunale ha fatto propria questa impostazione con 21 voti favorevoli e 13 contrari. Tra questi, insieme all’opposizione, anche i voti dei consiglieri Bruni e Manneschi per i quali “l’impostazione dell’atto di indirizzo con la previsione di tempi certi sui quali basare il lavoro era condizione essenziale per dare un messaggio chiaro alla città: la maggioranza è per percorsi e risposte certe e non per i tentennamenti”.
Ecco la sintesi degli interventi della precedente seduta: se Stefano Gasperini (Pd) aveva richiamato l’attenzione “sulla necessità di contemperare le esigenze dell’impresa economica con la massima attenzione agli aspetti urbanistici e ambientali”, Mario Bruni (Città aperta – Idv) aveva sottolineato la necessità di un “Piano complesso di intervento comprendente tutti gli spostamenti e i trasferimenti di aziende nella zona in questione da fare precedere da valutazione ambientale strategica”.
Per Francesco Francini (Gruppo misto) “siamo di fronte a una richiesta di ammodernamento aziendale che il Consiglio Comunale di fatto carica di oneri non contemplati dalla legge. Oneri in termini di tempo e soldi che costringono l’imprenditore a perpetuare la lavorazione con un’azienda obsoleta e magari rinunciare all’incremento occupazionale che si proponeva. Quello della maggioranza è un ‘no’ mascherato e ideologico che costringe la proprietà a un’attività preliminare di tipo burocratico che finisce per indurre le imprese e scappare dal nostro territorio”.
Per Guglielmo Borri (Gruppo misto) “stiamo parlando di attività industriali che richiedono certamente massima attenzione ma anche senso di responsabilità nei confronti dell’economia e di chi vuole investire nel nostro territorio. Non è quella la zona, dove la Safimet chiede il trasferimento, in cui dovrà sorgere la seconda linea dell’inceneritore? Da questa domanda preliminare ne discendono altre: quali sono le linee politiche di questa amministrazione sull’area, chi sono gli imprenditori con i quali discute, quanto tempo gli stessi devono aspettare per avere risposta alle loro richieste? Con chi, in sostanza, viene discusso il tanto sbandierato Piano complesso di intervento?”.
Marco Paolucci (Sinistra): “da Badia al Pino a San Zeno la zona è caratterizzata da inquinamento e concentrazione aziendale. La vicenda Chimet dà la cifra del problema, la Asl sta avviando uno studio epidemiologico sull’area. Sono potenzialità di rischio da non sottovalutare e come si fa a inserire un’azienda in un’area senza sapere ciò che poi sorgerà attorno a essa? Un’azienda che in qualche modo inquina. La proposta della Giunta di parere negativo, a oggi, prima del Piano complesso di intervento ci sembra l’approccio giusto. Va detto ‘basta’ per ogni corsia preferenziale: dalle varianti a chi presenta per primo il progetto e arriva in una determinata area ancora ‘vergine’. E retrogrado è chi sogna ancora uno sviluppo industriale di tipo ottocentesco, stabilimenti a tappeto che devastano il territorio e inquinamento”.
Giovanni Pelini (Ps): “ogni attività produttiva e industriale deve avere il suo corso. Abbiamo adottato un Piano Strutturale che individua nelle valutazioni di impatto ambientale un deterrente per ogni attività rischiosa. E qui siamo di fronte a una situazione che ne richiede una complessiva, perché nell’area sorgeranno varie attività e non è logico ridurre una valutazione del genere al solo inceneritore”.
Marco Tulli (Sinistra): “come amministratori dobbiamo tutela salute dei cittadini e dei lavoratori. Lo sviluppo che non è stato attento alle condizione ambientali è un prezzo troppo caro che l’attuale società sta pagando. Non basta dire: l’ideologia ambientalista fa perdere posti di lavoro. Bisogna vedere come poi si vive quotidianamente nel luogo di lavoro”.
Marco Manneschi (Città aperta): “abbiamo il dovere di indicare una tempistica. Se un’azienda esiste, fa un’attività in regola con la legge e chiede di essere trasferita in altro luogo ma nella stessa zona, alla richiesta di ampliamento avevamo già detto di no in Consiglio Comunale, come si fa a dare un giudizio preliminare non favorevole alla richiesta? Dopo di che è chiaro che seguirà un piano complesso, una valutazione ambientale, come prevede la legge, ma non dobbiamo esimerci da una valutazione politica che dia certezza di tempi a un’impresa e alla città in un momento preoccupante”.
Raffaello Giorgetti (Fi verso il Pdl): “può un imprenditore rimanere appeso all’incertezza dell’esito di una sua richiesta? La zona, si sente dire, vedrà il raddoppio dell’inceneritore, la nuova Valli Zabban, ma di queste ipotesi non abbiamo certezze. L’imprenditore in questione deve attendere un futuribile Piano complesso di intervento o ha diritto a una risposta sicura e in tempi precisi? È necessario darsi tempi brevi e certissimi per mettere l’imprenditore nelle condizioni di decidere”.