AREZZO – Se oggi la Asl Aretina può vantare un polo chirurgico di eccellenza, dotato anche di un robot – che sicuramente ha rappresentato un salto di qualità notevole dell’offerta – va riconosciuto che tutto questo nasce dalla grande tradizione chirurgica degli ospedali aretini. Dagli anni sessanta in poi, infatti, l’ospedale aretino e quelli della provincia, hanno sempre garantito risposte eccellenti su questo versante, unitamente ad uno sviluppo continuo delle tecniche tradizionali che negli anni si sono rinnovate con continuità e ricerca. Per mezzo secolo la chirurgia aretina ha rappresentato una eccellenza che, per arrivare allo “Sbrana” di oggi, è transitata per autentiche autorità della chirurgia che rispondono ai nomi di Bayon, Caloni e Ottaviani, solo per ricordare figure scomparse.
E proprio il confronto fra “passato e presente” è il perno di un convegno in programma sabato prossimo all’Auditorium Pieraccini del San Donato, su iniziativa di Provincia, Comune, Asl, Ordine dei medici, Fraternità dei laici e Fondazione Cesalpino. Il titolo spiega chiaramente le sue finalità: “Lo sviluppo della chirurgia aretina dagli anni ’60 alla “robotica”.
Un escursus che sarà realizzato mettendo a confronto i professionisti di questa disciplina, quelli di ieri (in molti casi ancora in attività) e quelli di oggi, che comunque vengono da lontano e sono figli di quella tradizione.
E così, nella mattinata di sabato, dopo i saluti delle autorità, si alterneranno sul palco a parlare di urologia Stefano Tenti a confronto con Michele De Angelis, di chirurgia generale Ezio Lucacci e Fabio Sbrana, di endoscopia digestiva Alessandro Palazzi e Angiolo Agnolucci, di chirurgia vascolare Mario Cecchi e Guido Bellandi, di chirurgia toraco-polmonare Raffaele Festa e Giuseppe Gotti.
Una cosa è certa: la robotica, così come le altre tecniche chirurghe moderne che hanno trovato nella tecnologia avanzata ausili di grande efficacia, ha possibilità di successo solo se utilizzata da chirurghi che possono vantare elevate capacità operative anche con le tecniche tradizionali. Il robot funziona solo se alla consolle c’è un grande chirurgo: pensare che il robot possa sostituire il chirurgo, è ancora una pura illusione.
COMMEMORAZIONE DEL PROF. ANTONIO BAYON
La chirurgia aretina ha comunque, riconosciuto da tutti, un padre storico, nella figura di Antonio Bayon. Dalla struttura da lui guidata sono emersi tutti i maggiori chirurghi della nostra provincia per oltre tre decenni.
Ed a Bayon sarà dedicata una commemorazione affidata ad uno dei suoi più stretti collaboratori e allievi, Ezio Lucacci, che è stato anche il promotore scientifico e culturale dell’iniziativa di sabato.
Fiorentino, nato nel 1923, Bayon ha bruciato tutte le tappe, sia durante gli studi che negli incarichi professionali. E’ stato docente all’Università di Firenze in “semiotica chirurgica” e clinica chirurgica e terapia chirurgica” e all’università di Roma in “clinica urologia”; ha scritto oltre 100 pubblicazioni scientifiche, e non ha mai abbandonato per se e per i suoi allievi un costante aggiornamento professionale.
Bayon, pur giovanissimo, prima di arrivare ad Arezzo ha avuto fin dall’immediato dopoguerra incarichi di assoluto rilievo, da Firenze al Mugello, da Ferrara alla Puglia, da Gorizia a Castel del Piano, da Montevarchi e San Giovanni (dove per 5 anni è stato anche direttore sanitario), ottenendo ovunque riconoscimenti istituzionali e, soprattutto, personali dai pazienti che sono stati da lui curati.
Ad Arezzo è “approdato” nel 1965 come primario di urologia (primariato lasciato poi a Pier Paolo Paoletti nel ’70), assumendo poco dopo la direzione della chirurgia generale, che ha guidato fino al 1992.
In 27 anni ha eseguito oltre 40.500 interventi, molti anche estremamente impegnativi, introducendo e adottando sempre le migliorie che la ricerca scientifica offriva, fino ad eseguire fra i primi, a ridosso degli anni ’90, le prime colicistectomie laparoscopiche video assistite, progenitrici degli interventi di oggi eseguiti con il robot.
Ma Bayon è stato anche un grande formatore. Al suo fianco sono cresciuti coloro che avrebbero poi guidato le due chirurgie generali di Arezzo (Vittorio Caloni e Ottavio Ottaviani) e altri quattro chirurghi divenuti primati delle chirurgie negli ospedali della nostra provincia: Gherardo Boncompagni, Ezio Lucacci, Alessandro Palazzi e Concezio Tiburzi.
Quello di sabato, oltre che un appuntamento destinato a lasciare traccia di valore scientifico e storico, sarà perciò un evento per commemorare e ricordare questa grande figura della nostra sanità.