“Non si puo piangere quando la tragedia è gia avvenuta e qualcuno “scopre” che se c’era un defibrillatore pronto, quella persona sarebbe stata salvata”. Usa parole forti Massimo Mandò per spiegare l’importanza dei defibrillatori semiautomatici. La Asl, assieme a Prefettura e Fondazione Cesalpino da anni porta avanti una battaglia per dotare il territorio di questi facili strumenti adatti a far ripartire un cuore che si è fermato. Unico modo per salvare la vita e per garantire una certa qualità della esistenza della persona colpita da arresto cardiaco.
“Molto si è fatto, ma molto c’è da fare” ha ricordato Luigi Vignaroli, presidente della Fondazione Cesalpino che per creare una rete atta a salvare le persone da arresto cardiaco, ha avviato una campagna a tappeto sul territorio.
Su tutte le ambulanze ci sono defibrillatori e anche i volontari hanno avuto una specifica formazione per il loro utilizzo. Così come nei mezzi delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco. Ci sono in alcuni campi sportivi, i Frati della Verna, la Cattedrale di Arezzo, pochissime aziende “illuminata” ed alcune scuole.
Ma sono i privati adesso a dover fare la propria parte. Sono 54 gli apparecchi collocati in provincia di Arezzo compresi i due che proprio stamani sono stati donati dall’Inner Whell di Arezzo ai licei Scientifico e Artistico della città. Sono stati i presidi a ritirare lo strumento e a consegnare al direttore del 118 i nominativi del personale docente e non docente che nei prossimi giorni sarà formato all’uso del defibrillatore.
Ma è davvero così importante questo strumento?
Mandò ha fatto due esempi molto immediati: “Vigor Bovolenta giocatore di pallavolo, è morto, Fabrice Muamba giocatore di calcio del Bolton è vivo. Nel primo caso l’ambulanza presente a bordo campo non aveva defibrillatore. E’ stato il 118 giunto dopo diversi minuti a tentare la rianimazione, ormai inutile. Per Muamba, il defibrillatore è stato usato direttamente in campo, pochi secondi dopo l’evento. E il calciatore è vivo: la differenza e l’importanza mi sembra chiara. Ma su questa partita – prosegue il direttore del 118 aretino – non è ancora scattato l’allarme che esiste, giustamente, per altri tipi di tragedia. Sul lavoro muoiono ogni anno in Italia 1.200 persone e si fanno leggi, campagne, controlli. In incidenti stradali muoiono ogni anno 4.500 persone e anche qui si fanno leggi, si organizzano campagne, ci si attrezza. Di arresto cardiaco muoiono ogni anno 60.000 persone in Italia. Ripeto, 60.000 persone. Una catastrofe, una guerra. Eppure non si muove ancora praticamente nulla o quasi. E’ inconcepibile”.
Il defibrillatore è uno strumento semiautomatico dal costo accessibile (poco piu di mille euro) che può essere adoperato con successo da chiunque: basta un corso di poche ore per avere la possibilità, con lo strumento in mano, di salvare una vita umana. Ma anche senza corso, è lo strumento stesso che guida chi lo usa. E la centrale 118 è pronta a guidare a distanza il suo utilizzo in emergenza anche per telefono.
Perché alla fine il problema è che si deve intervenire nei primissimi momenti dopo l'arresto cardiaco: purtroppo dopo 10 minuti in genere c'è la morte. Mentre già dopo soli cinque minuti si verificano conseguenze di natura neurologica, che compromettono la qualità dell'esistenza.