(AdnKronos) – La grande industria italiana quotata, con una media di 9 miliardi di fatturato e un giro d’affari cumulato di 89 miliardi nel 2017 soffre di un evidente inferiorità verso i suoi competitor europei: se si avvicinano alle big del Regno Unito per dimensione media (19 mld in Uk), perdono nettamente per capacità di generare profitti e rendimenti. L’utile netto delle società anglosassoni pesa per il 12,4% in rapporto al fatturato, L’utile italiano pesa per l’1,7%. Le imprese inglesi sono tre volte più forti per ritorno sul capitale (Roe) e dividend yeld.
Per quanto riguarda la forza lavoro, le primi dieci aziende tedesche occupano nel mondo quattro persone ogni 10mila in età lavorativa, le prime dieci italiane occupano una persona ogni 20mila. Anche nella crescita del fatturato, tra 2013 e 2017, l’Italia ha registrato quella più bassa (+10,7%), rispetto a Germania (+19,5%), Regno Unito (+19,1%) e Francia (+13,2%).
Imparagonabili le industrie dei quattro Paesi anche sul piano degli utili: tra 2013 e 2017 i risultati netti cumulati delle principali 40 aziende europee ammontano a 476 miliardi di euro. Ecco, quelli tedeschi pesano quasi per la metà, gli utili italiani sono 5 miliardi di euro, l’1 per cento del totale. Niente da fare nemmeno dal punto di vista degli investimenti: in cinque anni, i big player della manifattura hanno investito 547 miliardi di euro: di questa cifra, solo 18 miliardi sono stati spesi dalle aziende italiane più grandi, tra l’altro in calo dell’1,3% nel 2017 rispetto al 2013.