(AdnKronos) – Difficile che in un contesto simile possa trovar posto una prosecuzione del mandato dell’attuale governo guidato da Paolo Gentiloni, espressione di una maggioranza sconfitta alle elezioni e con ministri bocciati alle urne e che difficilmente potrebbero raccogliere il consenso delle forze politiche eventualmente disposte a sostenere un esecutivo di transizione.
Nè potrebbe essere l’attuale premier a portare il Paese ad eventuali elezioni a fine settembre. Toccherebbe al governo formato dal Presidente della Repubblica se non ottenesse la fiducia in Parlamento, un po’ come avvenne con l’esecutivo che nel 1987 fu chiamato a guidare il presidente del Senato, Amintore Fanfani, dopo la fine del secondo gabinetto Craxi.
Un rischio che Mattarella cercherà di scongiurare fino all’ultimo. Votare il 23 settembre con l’attuale legge elettorale, dopo aver sciolto le Camere a fine luglio, potrebbe significare veder riprodotto l’attuale quadro politico, con una nuova estenuante fase di stallo e l’inevitabile esercizio provvisorio con annesse clausole di salvaguardia e aumento dell’Iva. Ipotesi che potrebbe essere in qualche modo bilanciata se dalle urne emergesse una chiara maggioranza, capace di far nascere un governo in tempi rapidi, fornendo così le necessarie rassicurazioni ai mercati e al sistema economico riguardo la tenuta dei conti pubblici. Una prospettiva che con il ‘Rosatellum’ appare però al momento lontana.