(AdnKronos) – Considerato che la gran parte delle acquisizioni cinesi in Italia si sono concretizzate solo di recente, per l’Agenzia di rating i prossimi anni saranno decisivi per valutare l’impatto di queste operazioni sulla struttura produttiva italiana anche in termini di redditività. Allo stesso modo, a distanza di un anno dall’acquisizione non emergono variazioni significative in termini di propensione agli investimenti: all’interno del campione, il rapporto tra capital expenditure (capex) e fatturato, indicatore solitamente utilizzato per misurare l’attitudine ad investire delle imprese, resta intorno al 4% in linea con l’anno pre-acquisizione. La maggior parte degli investimenti ha per oggetto beni materiali, mentre gli asset immateriali rivestono un ruolo marginale.
All’interno del campione, infatti, brevetti, marchi, licenze e concessioni rivestono un ruolo assolutamente residuale rispetto al valore complessivo degli asset. In particolare, il peso dei brevetti resta stabilmente sotto lo 0,5%. Marchi, licenze e concessioni cumulativamente rappresentano, invece, il 2% del totale attivo nell’anno post acquisizione, in crescita rispetto all’1,3% dell’esercizio pre-acquisizione.
A quest’ultimo riguardo va tuttavia segnalato come il trend migliorativo sia imputabile a una singola realtà del campione che a seguito dell’acquisizione ha contabilizzato un notevole incremento nel valore delle licenze. Secondo Crif Ratings, questi dati testimoniano che, nella scelta delle pmi target da acquisire, gli investitori cinesi guardano solo marginalmente a brevetti, marchi licenze e concessioni.