Milano, 4 nov. (AdnKronos) – “Bisogna chiarire per l’opinione pubblica che non è l’Unione europea ma sono gli stati membri, nomi e cognomi, che violano le decisioni che pure avevano preso. Lo dico perché sennò sembra sempre che sono i burocrati di Bruxelles. No, sono gli stati membri, i capi di stato, che hanno un nome e un cognome”. Così Emma Bonino, ex ministro degli Esteri, a margine di un incontro a Milano promosso da Elle e dedicato al ruolo delle donne attive.
Bonino evidenzia anche la necessità che “bisogna che anche noi facciamo la nostra parte. Siamo bravissimi nel fare tutto quello che si può per salvare i migranti e dobbiamo farcene onore e gloria, perché sui cadaveri non si costruisce niente, ma poi non siamo molto bravi nell’integrarli”.
Ciò che manca “è una legge per l’integrazione, siamo fermi alla Bossi-Fini, non ci sono quote di legalizzazione dal 2012. Quindi tante persone, donne, vivono qui e lavorano da irregolari, perché appunto non c’è modo di legalizzarle e dunque lavorano in nero”. Insomma serve un “ammodernamento che parta innanzitutto dalla testa e che chiarisca che non si tratta di una invasione. Poi c’è tutto un ammodernamento legislativo che tocca alla politica fare”.