(AdnKronos) – “Quando ti vidi varcare la soglia del Nazareno accanto al nuovo leader dei tuoi avversari per scrivere insieme la riforma costituzionale dopo che –grazie solo a te e al fazzoletto spazzolato come un prestigiatore sulla sedia di Travaglio– nessuno aveva vinto le elezioni, ebbi un sussulto di gioia. Mi sembrava -ricorda Verdini- una grande rivincita, la nemesi perfetta di vent’anni di guerriglia civile, la plastica dimostrazione che –alla faccia di tutto e di tutti– Berlusconi era ancora il centro vitale della politica. Poi è andata come è andata, e ancora mi chiedo perché”.
Per come la vedo io, tocca per destino a chi è nato grande ergersi sulle difficoltà e fare luce quando il buio è più fitto. Tocca a te, Silvio. Non ho ancora capito se sono io ad aver sbagliato strada o se ancora una volta è incomprensibile la tua grandezza. Ho letto anche che non vuoi doni, ma io ti regalo ugualmente un dubbio, un dubbio quasi amletico: se il Nazareno lo avessi portato in fondo tu, sarebbe stato un bene o un male per l’Italia? A te -conclude Verdini- l’ardua sentenza, carissimo presidente”.