(AdnKronos) – I numeri del Veneto (e delle singole province) parlano da soli. Quasi 340 mila “anziane” venete (ovvero circa la metà delle 666mila pensionate presenti nella nostra regione) vivono con meno di mille euro lorde al mese. Di più. Il 10% di loro (circa 70 mila pensionate) deve accontentarsi di un assegno inferiore ai 500 euro mensili. Per gli uomini il discorso è diverso, perché “solo” uno su quattro (circa 140 mila persone) si mette in tasca un assegno inferiore ai mille euro e fra questi il 6,8% deve accontentarsi di una entrata inferiore ai 500 euro. Guardando alle fasce di reddito più alte, la situazione risulta altrettanto emblematica. Le pensioni lorde sopra i 2 mila euro arrivano in tasca al 26% degli uomini e al 10% delle donne, con una rilevante differenza di 16 punti percentuali.
“I dati elaborati dallo Spi del Veneto – continua Turati – confermano in pieno ciò che si riflette anche a livello nazionale ed europeo. La povertà, che è in aumento, riguarda soprattutto i giovani e gli anziani e su entrambi i fronti vi sono più donne in stato di povertà. Il dato è ovviamente molto negativo e deve essere affrontato, come dicevo, anche a livello europeo. Da parte nostra, proponiamo da tempo il riconoscimento del lavoro di cura, considerando che le donne sono state particolarmente penalizzate dalla legge Fornero che non ha tenuto conto del ruolo da loro svolto nel lavoro di cura, in particolare nei confronti delle persone anziane, che supplisce alle carenze del sistema del welfare. Dunque – conclude Turati – è necessario che venga esteso e potenziato, in tutte le gestioni previdenziali, il riconoscimento delle contribuzioni figurative per i periodi di congedo parentale e per i periodi in cui le donne (ma anche gli uomini) si dedicano al lavoro di cura e di assistenza di familiari disabili gravi”.