(AdnKronos) – “Questo lo dico con molta franchezza, non è giustificazione, è segnale di grandissima serietà e trasparenza sotto il profilo della governance della procura antidoping, perché dimostra di essere totalmente indipendente, come è giusto che sia, io la notizia lo letta da giornali e agenzie, e poi non è più procura del Coni ma ha assolutamente autonomia gestionale e soprattutto, con assoluta franchezza, questi ragazzi non sono delle persone che hanno barato, è semplicemente un fatto di procedure di comunicazione della loro presenza con, all’epoca, dei sistemi di comunicazione che non sono quelli attuali, come le app attraverso le quali vengono trasmesse le posizioni. All’epoca bisognava mandare dei fax che poi venivano inviati dalla Federazione alla Procura, insomma era un sistema molto poco efficiente”, sottolinea Malagò.
Il fatto non è che questi atleti non si sono resi disponibili e rintracciabili ai controlli. “Non è esattamente questo, tanto è vero che moltissimi di loro che altrettanto avevano questo tipo di problemi, sulla base di testimonianze, di documentazioni, di verbali, sono riusciti a dimostrare le falle del sistema. Se andate a leggere le testimonianze di alcuni di questi ragazzi vi rendete conto che ci sono ampi elementi di giustificazione di tutto quello che è successo, di questa procedura”, aggiunge il numero uno dello sport italiano.
“Lo dico con franchezza e c’è anche un articolo, se volete agrodolce e un po’ ironico, molti di questi ragazzi non hanno vinto niente. Nel quadriennio successivo, e lo dico con altrettanta sincerità, questa, se vuole, manchevolezza di carattere formale, che poi diventa anche sostanziale nel momento esatto in cui questo deferimento si tramutasse in realtà sanzionatoria al 100%, va condivisa con la Federazione dell’epoca, con la Procura dell’epoca, perché non ha fatto alcun tipo di ammonizioni, l’attuale Federazione Italiana di atletica leggera, scusate se lo dico, non solo è totalmente estranea ma per certi versi è totalmente vittima”.