(AdnKronos) – “Sono state richieste il massimo delle pene, non ne sapevo assolutamente niente, siamo arrivati al paradosso di sanzionare anche atleti che dicono che era stato mandato un fax in un posto, è documentato, in cui il fax era rotto, di conseguenza non era possibile comunicare la loro reperibilità, anche qualche atleta che non ha gareggiato, ha smesso di gareggiare. Con tutto il rispetto del mondo il Comitato Olimpico esce come un gigante, penso ci siano ampi margini di giustificazione e difesa da parte dei ragazzi e delle ragazze, è un dato di fatto”, aggiunge Malagò.
Su cosa bisogna fare e cosa è già stato fatto, il presidente del Coni chiarisce. “Già si è messo le mani abbondantemente, è cambiato tutto, innanzitutto la struttura è completamente indipendente, molti vostri colleghi non sono informati di questa roba e continuano a parlare di Procura nazionale nel Coni, ma non significa nulla, c’è un’indipendenza di gestione assolutamente acclarata con persone diverse, ruoli diversi, deleghe diverse, c’è una collaborazione con i Nas che ha completamente aperto le porte degli uffici antidoping”.
“Oggi siamo un modello anche all’estero in questo senso, il responsabile di tutta questa struttura è il Generale Dino Galitelli che è stato per lungo tempo il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, una persona il cui profilo e la cui carriera non hanno bisogno di commento. Io l’ho scoperto attraverso un’agenzia, le application oggi esistono, tanto è vero che un caso del genere non potrebbe succedere oggi perché alla prima scatta un warning, alla seconda il cartellino giallo, alla terza il rosso. Qui è successo che a distanza di 5-6 anni senza le ammonizioni vengono deferiti, non fatemi aggiungere altro perché penso di essere stato chiaro”, conclude Malagò.