(AdnKronos) – (Adnkronos) – Le esportatrici marginali aumentano tra le piccole imprese fino a 25 addetti (27,3%), mentre il 40% delle aziende con oltre 500 addetti (e il 30% tra 51-500) realizza oltreconfine più di ¾ del fatturato. Se la dimensione è determinante nelle scelte di internazionalizzazione, le imprese più piccole si configurano sempre più come le “new entry” dell’export made in Padova: nella classe 26-50 addetti il 20% realizza all’estero più del 75% dei ricavi (il 16,8% tra le micro imprese). Tra i settori che si confermano le portaerei dell’export ci sono soprattutto il calzaturiero (oltre ¾ del fatturato oltreconfine per il 45,5%) e la metalmeccanica (28,1%).
Quanto ai Paesi di sbocco del made in Padova, svetta la Germania dove esporta il 33% delle aziende, seguita da Francia (30%) e, più staccata, Spagna (18,9%). Le potenzialità degli Stati Uniti, cresciuti a due cifre per l’export padovano nel 2014, sono al momento colte solo dal 16,6% delle Pmi, così pure Cina, ottava tra i paesi di esportazione (11,5%) ed Emirati Arabi, quattordicesimi (6,2%). Se questa è l’attuale geografia dell’export, le Pmi sono consapevoli di dover innovare le rotte puntando sui Paesi più promettenti. Interpellate sulle destinazioni più interessanti per i propri prodotti nei prossimi anni, la graduatoria si inverte: Usa al primo posto (16%), Germania seconda (11,5), Cina al terzo (9,4%), seguita da Russia. Sesto il Brasile, oggi sedicesimo, ottavi gli Emirati Arabi. E nell’orbita dei venti Paesi con le maggiori opportunità si inseriscono India, Messico, Marocco, Giappone, Algeria, Egitto, Sudafrica, Canada e Iran.