Milano, 9 ott. (AdnKronos) – A 71 anni rischia di trovarsi in mezzo a una strada pur avendo diritto a una casa popolare. Norina Bonsanto da un anno lotta contro lo sfratto chiesto dal proprietario dell’appartamento in cui vive, poco meno di venti metri quadri in via Tagiura, nel quartiere Lorenteggio a Milano. Per tre volte – l’ultima a settembre – ha evitato di dover raccogliere le sue cose, l’11 novembre scatterà il provvedimento esecutivo, dopo anni passati tra Comune e Aler a chiedere quello che le è dovuto.
“Per loro – dice all’Adnkronos – sono solo un numero, una pratica, nessuna considerazione, invece, è importante avere un rapporto umano con le persone” altrimenti il rischio è che si arrivi “a punti di esasperazione, all’idea di farla finita”. Una stanza con letto singolo, un piccolo bagno e un cucinino con frigo rotto, una sola lampadina funzionante e la televisione a farle compagnia, questo – insieme al suo amato cane Stellina – è tutto ciò che ha.
Un ‘buco’ da 450 euro, a fronte di una pensione di 600, soldi che la 71enne ha smesso di pagare dopo il no al ‘taglio’ dell’affitto. Firma davanti a un giudice una conciliazione: accetta di lasciare casa entro il 31 maggio 2014 – a fronte di una rinuncia del proprietario di procedere allo sfratto – rassicurata da chi le promette che avrà un tetto. Da quella data – tra paura e depressione accertata – si sente abbandona. Eppure Norina ha diritto a un’abitazione, ma avere ragione non basta.