Milano, 21 ago. (AdnKronos) – Martina Levato, la giovane condannata a 14 anni insieme al compagno Alexander Boettcher per aver aggredito e sfigurato con l’acido Pietro Barbini, “ha ordito e commesso azioni gravissime, anche con l’uso di sostanze pericolose e potenzialmente dannose per la propria salute e per quelle del bambino che portava in grembo”. A stabilirlo i giudici del tribunale per i minorenni di Milano, che nel decreto con il quale hanno disposto il suo trasferimento in carcere e l’affidamento del figlio, nato il 15 agosto scorso, a una comunità per minori.
“La donna – si legge nelle carte – ha riferito di aver agito nel confronti della vittima per ‘purificarsi dai rapporti sessuali intrattenuti con soggetti diversi dal suo partner e così diventare una madre e una compagna degna’”. Il tribunale “ha comunque considerato entrambi i genitori capaci di intendere e volere, ritenendo provato quale movente del delitto ‘l’odio e il proposito di vendetta (…)'”.
Martina, “pur consapevole del proprio stato di gravidanza”, ha cioè “ordito e commesso azioni gravissime”, facendo anche uso di “sostanze pericolose e potenzialmente dannose” per sé e per il bambino che aspettava. Una condotta che per i giudici evidenzia “una assenza di pensiero e di sentimento rispetto alla vita che si stava formando”, schiacciata dalla “completa preponderanza di aspetti inerenti alla dimensione aggressiva (…)”.