Roma, 7 ago. (AdnKronos) – “Potrebbero essere necessari dai 5 anni ai 20 anni per mettere in piedi gli investimenti utili ad incrementare sostanzialmente la produzione e avviare le esportazioni” di idrocarburi in Iran. Mentre, per quanto riguarda i progetti di export via nave, la tempistica di avvio “è considerata ancora più lunga di quella ipotizzabile per le esportazioni via tubo, con realizzazione degli impianti non prima dei prossimi 10 anni e quindi solo in un orizzonte al 2030”. A sostenerlo, in un intervento pubblicato nella newsletter del Gestore dei mercati energetici (Gme), sono Pia Saraceno e Beatrice Petrovich del Ref-E.
“Oltre che ricco di petrolio (circa 9% delle riserve provate mondiali di greggio) -osservano- l’Iran detiene il primato mondiale per riserve provate di gas naturale. Il potenziale stimato a fine 2014 è di 35 Tmc, superiore a quello di Russia (32.6 Tmc) e Qatar (24.5 Tmc) e pari al 18% delle riserve provate mondiali”.
Tuttavia, ammettono Saraceno e Petrovich “tale dotazione è a oggi poco sfruttata”. Tanto che i piani dichiarati da Teheran prevedono, “un incremento della produzione fino a 400 Gmc al 2025 e l’impegno a realizzare numerosi progetti infrastrutturali necessari per il trasporto al di fuori dei confini nazionali, sia attraverso nuovi gasdotti internazionali che attraverso terminali di liquefazione”, sottolineano le analiste del Ref-E precisando come, tra le destinazioni possibili di esportazione, si pone anche l’Europa.