AREZZO – “Le origine della guerra civile. L’Italia dalla Grande Guerra al fascismo, 1918-1921” è il titolo del libro di Fabio Fabbri, docente dell’Università di Roma Tre, che verrà presentato mercoledì 21 aprile alle 17,30 nella Sala di Consiglio Comunale per iniziativa di Comune di Arezzo, Provincia di Arezzo e Istituto storico aretino della Resistenza e dell’età contemporanea”. Il dibattito sul libro di Fabbri vedrà la partecipazione dell’Autore, di Nicola Tranfaglia, professore e merito dell’Università di Torino, di Ivo Biagianti, della facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, di Giorgio Sacchetti, storico (Università di Trieste) e Salvatore Mannino, autori di vari studi sul periodo in questione.
La tradizionale articolazionedi un primo "biennio rosso" culminato nell'occupazione delle fabbriche del settembre 1920, cui seguì un "biennio nero" di reazione al dilagare del socialismo in Italia, mostra i suoi limiti. In realtà, l'espressione "biennio rosso", con cui si definiscono gli anni 1919-1920 in Europa, non appare appropriata per l'Italia, né rende conto della complessità della forze in campo. Essa è (e fu, a suo tempo) funzionale solo a giustificare la reazione fascista, che in realtà si sviluppò quando il timore di un pericolo rivoluzionario era ormai finito. Fabio Fabbri ricostruisce i due anni successivi all'armistizio e mette a nudo le radici della repressione prima ancora che si scatenasse la violenza squadrista.
Il volume “Le origini della guerra civile” ricostruisce le direttive sull'ordine pubblico, impartite dal Governo Orlando, dai giorni dell'armistizio fino all'incendio del quotidiano socialista, rivendicato dallo stesso Mussolini, quale "primo atto della guerra civile"; dà conto degli esiti dei tumulti per fame nell'estate del 1919, e dello stato d'assedio imposto al paese, in occasione dello sciopero di solidarietà con la Russia sovietica; documenta il rigido controllo sull'ordine pubblico impartito dal governo Nitti nei confronti delle agitazioni agrarie e del Primo Maggio del 1920; quantifica le dimensioni reali dell'occupazione delle fabbriche.
La sanguinosa campagna elettorale del 1921, caratterizzata da circa 170 morti e decine di feriti, si concluse con l’ingresso alla Camera di 35 fascisti. Fu, secondo l'Autore, "una svolta politica e di civiltà senza più ritorno"; fu un evento determinante nell'avvento del fascismo al potere.
Fabio Fabbri è professore ordinario di Storia contemporanea all'Università di Roma Tre. È autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo italiano, sulla cooperazione e sulle origini del fascismo. Tra le sue pubblicazioni, la cura di un volume su Il movimento cooperativo nella storia d'Italia (1979) e, per la collana di studi del CIRIEC, Da birocciai a imprenditori. Una strada lunga 80 anni: 1912-1992 (1994), un'ampia monografia sulla storia del Consorzio Cooperative Costruzioni.