BAMAKO – L'italiano Sergio Cicala e la moglie Philomene Kaboure' sono stati liberati dopo quattro mesi in prigionia di un gruppo islamico e ora "sono nelle mani delle autorità maliane". Lo hanno annunciato fonti del governatorato di Gao, nel nord del Mali. Una notizia poi confermata dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che, in un'intervista al TG1, ha anche annunciato: "E' stato un intenso lavoro diplomatico" e le autorità locali hanno assicurato una "grande collaborazione". Il rilascio, ha concluso, è frutto "di lunghi mesi di complessi negoziati politici e diplomatici". Secondo le fonti del Mali contattate dal sito mauritano 'Sahara media', i coniugi sono in buone condizioni. Subito dopo la liberazione, si legge, sono stati presi in consegna da una pattuglia dell'esercito maliano.
La liberazione dei coniugi Cicala, che "sono in questo momento in viaggio verso Bamako", capitale del Mali, "è il frutto di una macchina organizzativa che si è messa in moto fin da subito" e della "stretta cooperazione" con i paesi della regione, ha ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Margherita Boniver. La Boniver ha spiegato che "c'è stata una grandissima cooperazione, un coordinamento molto accurato con tutti i paesi della zona, compreso il Burkina Faso", paese d'origine della Kabourè, in cui la stessa Boniver si è recata in visita a marzo. L'inviato del ministro per le emergenze ha infine categoricamente escluso che per la liberazione dei Cicala sia stato pagato un riscatto ai sequestratori. "Non è stato assolutamento pagato alcun riscatto – ha precisato – Farlo significherebbe provocare altri rapimenti".
Sergio Cicala, 65 anni e Philomene Kabore', 39 anni, erano stati rapiti il 19 dicembre scorso in Mauritania. I due vivono a Carini (Palermo). Al momento del sequestro i due si trovavano a bordo di un fuoristrada al confine tra Mali e Mauritania. La coppia e' stata fermata da un gruppo di uomini armati mentre si trovava sulla strada che collega la citta' di Kobeny (a circa mille chilometri a sud-est dalla capitale mauritana Nuakchot) con il vicino Mali.
Il pullmino era stato recuperato dalla polizia locale crivellato di colpi, mentre i bagagli degli italiani erano intatti. Due giorni dopo il rapimento le autorità di Nouakchott hanno arrestato Abderrahmane Ben Meddou, originario di una tribù nordica del Mali, che avrebbe confessato di essere stato assoldato da al Qaeda del Maghreb islamico per ''sorvegliare e localizzare'' la coppia di italiani.
Il loro rapimento era stato rivendicato il 27 dicembre da al-Qaeda nel Maghreb islamico. Secondo il responsabile del gruppo terroristico, Salah Abu Mohammed, il sequestro è stato ''una risposta ai crimini compiuti dal governo italiano in Afghanistan e in Iraq". Il primo ultimatum per concedere il rilascio degli ostaggi italiani era stato diffuso il 6 febbraio scorso. Si davano 25 giorni di tempo per la liberazione della coppia in cambio del rilascio dei suoi militanti prigionieri.
Il 28 febbraio Cicala aveva rivolto un video messaggio al governo italiano, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo aiuto per il proprio rilascio e per quello della moglie. L'audio attribuito a Cicala è stato diffuso su Internet da al-Qaeda. Nel video messaggio, l'ostaggio italiano appariva con immagine fissa inginocchiato. Alle sue spalle sei uomini armati e incappucciati.
"La libertà mia e di mia moglie dipende dalle concessioni che il governo è pronto a fare – diceva Cicala -. Spero che il prima possibile il governo si interessi alla nostra situazione e di conseguenza alle nostre vite". Lo scorso 10 marzo era stata diffusa la notizia, poi smentita della liberazione della moglie Philomene.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini si era impegnato in prima persona per il loro rilascio. Il capo della Farnesina era stato infatti in missione in Mauritania e Mali (11 e 12 gennaio) per assodare la cooperazione con le autorita' locali.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign