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Emergency, operatori trasferiti a Kabul

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Emergency, operatori trasferiti a Kabul

ROMA – L'inviato speciale per l'Afghanistan e il Pakistan del Ministro degli Esteri Franco Frattini, ambasciatore Iannucci, ha stamane comunicato che i tre medici italiani sotto fermo di polizia sono stati trasferiti da Helmand a Kabul dove nella giornata di domani saranno visitati dall'Inviato speciale del ministro e dall'Ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer.
L'ambasciatore Iannucci ha incontrato stamane il presidente Karzai per recapitare il messaggio del Ministro Frattini e la lettera del Presidente del Consiglio Berlusconi.
Un appello al presidente afghano Hamid Karzai e alle autorità di Kabul affinché gli operatori italiani di Emergency ricevano ''assistenza legale adeguata'' e siano loro garantiti il ''processo dovuto, condizioni sicure e visite dalla loro ambasciata'' è arrivato dal rappresentante speciale delle Nazioni Unite a Kabul (Unama), Staffan de Mistura. ''Spero che questi arresti siano frutto di un serio malinteso", ha detto de Mistura, stando a quanto si legge in una nota di Unama. "Gli operatori medici internazionali in posti come Hemand – prosegue il funzionario Onu – rischiano la vita per assistere tutte le persone che chiedono loro aiuto''. Intanto l'Unama ha chiesto alla Commissione indipendente afghana per i diritti umani e al coordinatore dell'Onu per i problemi umanitari di seguire da vicino il caso dei tre operatori di Emergency.
Il governo di Kabul "rispetti gli obblighi nazionali e internazionali in tema di amministrazione della giustizia e garantire i diritti relativi al giusto processo ai nove operatori di Emergency (sei afgani e tre italiani) attualmente detenuti in Afghanistan". E' questa la richiesta rivolta da Amnesty International alle autorità afgane a cui si chiede di "rendere note ai detenuti le ragioni dell'arresto e ogni eventuale accusa nei loro confronti; devono farli comparire prontamente di fronte a un tribunale competente, anche per consentire loro di contestare la legittimità della detenzione; devono sottoporli a un'incriminazione fondata oppure rilasciarli".
Nel caso in cui i detenuti siano incriminati – continua il comunicato dell'organizzazione per i diritti umani – deve essere garantito loro un processo equo dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale, come stabilito dall'art. 14 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che l'Afghanistan ha ratificato nel 1983. "Amnesty International è preoccupata per le notizie secondo cui, nonostante Emergency abbia nominato degli avvocati per assistere i detenuti, questi ultimi non siano stati in grado di incontrarli" si aggiunge ricordando che le autorità afgane devono rispettare il diritto alla difesa, come formulato dalla Costituzione del paese .
Intanto, "in seguito alla massiccia adesione all'appello 'Io sto con Emergency' – 100mila firme al giorno sul sito di Emergency – e ai tantissimi messaggi di solidarietà ricevuti, Emergency comunica che la manifestazione di sabato 17 aprile è stata spostata a Piazza San Giovanni a Roma, a partire dalle 14.30". A renderlo noto è la stessa Emergency. "La manifestazione -si sottolinea nel comunicato- non è di carattere politico". Emergency chiede la liberazione degli arrestati in Afghanistan e invita tutti a partecipare "con uno straccio bianco di pace e non con bandiere e simboli di partito".

Articlolo scritto da: Adnkronos