Pechino, 4 lug. (AdnKronos) – Si chiude un’altra settimana nera per le borse cinesi, con i listini di Shanghai e Shenzhen che superano il 5% di perdite. Un dato a testimonianza dell’irrequietezza dei mercati del colosso asiatico, che in tre settimane hanno perso il 30% del loro valore. Bruciati oltre 2mila miliardi di euro, l’equivalente di 10 volte il Pil greco. Il trend dall’inizio dell’anno rimane comunque fortemente positivo, con un clamoroso +120% nonostante le perdite dell’ultimo mese.
Questo tracollo, rilevano i media cinesi, sembrerebbe causato dalle difficoltà dell’economia locale, sulla quale aleggia lo spettro della deflazione, e dall’esplosione di una classica bolla speculativa. La crescita esponenziale del costo delle azioni registrata nell’ultimo semestre, completamente slegata dai risultati delle aziende, avrebbe spinto infatti molti azionisti a vendere, scatenando il panico nei listini.
A Pechino tuttavia si fa strada un’altra ipotesi. Questi fenomeni distorsivi sarebbero, secondo l’autorità di controllo delle borse cinesi, il frutto di un attacco speculativo di “forze predatorie estere”. Mirato a danneggiare il “processo di riforme economiche del paese”, secondo il giornale cinese ‘Financial News’, in questo attacco “vi sarebbe il coinvolgimento diretto della banca statunitense Morgan Stanley, colpevole di aver rivisto al ribasso le previsioni per la borsa di Shanghai lo scorso 26 giugno”.