(AdnKronos) – Quest’idea del complotto internazionale sembra tuttavia essere strumentale alla politica del governo di Pechino, che ha provato più volte a rassicurare gli azionisti sullo stato di salute della propria economia. Non solo, il gigante asiatico ha anche dimostrato di essere pronto a intervenire in maniera decisa sul mercato, per evitare che la situazione peggiori ulteriormente. Tagliati i tassi di interesse (quarta riduzione da novembre 2014), la banca centrale cinese ha iniettato oltre 250 miliardi di yuan di liquidità nel sistema, mentre il fondo pensione pubblico è stato autorizzato ad investire il 30% del suo capitale (565 miliardi di dollari) nel mercato azionario. Queste misure non sono comunque riuscite a fermare la caduta degli indici di Shanghai e Shenzhen.
Proprio questi massicci interventi sono, secondo il giornale cinese ‘Global Times’, il motivo dell’assenza di ripresa. “Nessuno può controllare il mercato azionario. Troppe forze sono al lavoro nel gigantesco mercato cinese, che è diventato imprevedibile. Il futuro del mercato finanziario cinese risiede in un’ulteriore liberalizzazione, non nei controlli della politica. Le autorità dovrebbe rimuovere le distorsioni del sistema e fare del mercato un luogo per un gioco corretto”, conclude il giornale.
La tensione sulle piazze affari di tutto il mondo continua comunque a crescere. Dato l’alto livello di chiusura del mercato di capitali cinese, il pericolo di contagio è quasi inesistente, ma il semplice rallentamento della seconda economia del pianeta spaventa tutto il mondo. Il timore che, dopo il fronte greco, si possa aprire un’altra grande crisi, inizia a prendere corpo.