(AdnKronos) – (Adnkronos) – Ritornando alla lettera inviata a Roma dall’Assessore, si afferma che è discutibile anche il metodo “con cui si persegue il cambiamento auspicato appare discutibile lasciando poco spazio al confronto. Per migliorare la qualità del sistema dell’istruzione e della ricerca occorre prima di tutto trovare la soluzione che consenta di stabilizzare i precari, che da anni lavorano tra molteplici difficoltà, anziché smantellare lo stato giuridico e retributivo dei docenti”.
“Gli interventi sulla distribuzione territoriale degli organici, ipotizzati nel disegno di riforma – continua l’esponente della Giunta veneta – costringerebbero i docenti, per adempiere al loro dovere, a massicci spostamenti da una provincia all’altra: eventualità da scongiurare perché attorno all’insegnante c’è una famiglia, che va tutelata come valore. Anche la previsione delle nomine triennali dei docenti, che consente al termine del periodo di non riconfermare i docenti di seconda e terza fascia d’istituto, rischia di rivelarsi un fattore di instabilità del sistema, minando pesantemente la continuità didattica a cui hanno pieno diritto i ragazzi”.
L’assessore veneto ha segnalato inoltre che “nonostante il riferimento alla formazione, manchi un qualsiasi rinvio esplicito ai sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, che in Veneto, voglio ricordare, ha svolto un ruolo fondamentale nell’innalzamento complessivo della qualità dell’istruzione secondaria. Ne sono prova i dati sulla dispersione scolastica, in linea con gli obiettivi europei e i risultati Ocse Pisa 2012, che collocano la nostra Regione ben al di sopra della media italiana, con risultati prossimi a quelli dei Paesi Ocse primi classificati”. Sottolineato infine che nel “disegno di Riforma penalizzi anche le scuole paritarie, che in Veneto hanno un ruolo importante”.