Roma, 16 mar. (AdnKronos) – E’ on line, scaricabile dal sito www.mercatoelettrico.org, il nuovo numero della Newsletter del Gestore dei Mercati Energetici (Gme). La newsletter si apre con un intervento di Filippo Clò del R.I.E. sul ruolo dello Shale oil nel nuovo ordine petrolifero mondiale. L’assoluto elemento di novità della crisi petrolifera in atto, sottolinea Clò, è proprio “l’affermarsi dell’industria ‘shale’ degli Stati Uniti che, da un punto di vista quantitativo, ha contribuito a generare l’attuale condizione di oversupply” mentre, sotto un profilo qualitativo, “presenta connotati sconosciuti al settore petrolifero convenzionale, in particolare: i brevi tempi di entrata in produzione dei pozzi e del raggiungimento della produzione di picco, così come il suo rapido tasso di esaurimento”.
Tuttavia, rileva, “il calo dei prezzi si innesca solo quando nel luglio 2014 l’abbondante offerta presente sul mercato si combina con un tasso di crescita della domanda petrolifera ben inferiore alle aspettative, in particolare sul fronte cinese”. Ad ottobre poi, “inizia ad apparire evidente l’indisponibilità dell’Arabia Saudita a ridurre la sua produzione e quindi a svolgere il suo storico ruolo di swing producer (produttore residuale)” che a detta di molti può imputarsi a un “attacco diretto all’industria americana volto ad estrometterla dal mercato, nella convinzione (o speranza) che questa risenta in tempi rapidi dei propri elevati (o supposti tali) costi di produzione e dell’alto livello di indebitamento di numerose compagnie coinvolte”.
Invece, nonostante siano passati ormai otto mesi “la produzione shale statunitense si sta dimostrando molto più resiliente di quanto inizialmente ipotizzato. Di fatto, l’output Usa non ha sinora subito grossi contraccolpi”. E questo perché, aggiunge Clò, “le atipiche logiche produttive dell’industria shale sovvertono i principi classici della produzione petrolifera convenzionale. L’investimento necessario alla perforazione di un pozzo shale è di gran lunga inferiore rispetto a quello richiesto da un pozzo tradizionale”.