(AdnKronos) – (Adnkronos) -Nella missiva Bondi parlava di un ”centrodestra senza futuro”, troppo legato alla personalità dello storico leader e chiedeva ai suoi e al Cav di dire ”chiaramente che se Renzi farà delle cose giuste lo sosterrà e che lo criticherà o lo avverserà con fermezza solo se non manterrà fede alle sue promesse di cambiamento e di modernizzazione dell’Italia”.
L’insofferenza di Bondi parte da lontano. Da quando lasciò tra le polemiche l’incarico di ministro dei Beni culturali nel marzo 2011 dopo aver approvato il Fus per l’anno in corso e la tax credit, ultimo atto della sua esperienza governativa. Allora l’ex coordinatore nazionale di Fi spiegò di essersi sentito abbandonato nel momento del bisogno, soprattutto in occasione del crollo di un muro negli scavi di Pompei.
”Purtroppo -denunciò in una lettera- non sono stato sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stessa maggioranza di governo e da quei colleghi che avrebbero potuto imprimere insieme a me una svolta nel modo di concepire il rapporto fra stato e cultura in Italia. E questo mancato sostegno è avvenuto oltretutto nel momento in cui mi sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, fino alla presentazione di una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti”.