(AdnKronos) – Una spiegazione viene avanzata da fonti americane che sottolineano come i consiglieri di Obama non volevano lanciare un raid così pericoloso basandosi su informazioni di un’intelligence straniera. “La questione era con non si fidavano dell’informazione, volevano svilupparla ed approfondirla, perché non era nostra”, spiega la fonte che ovviamente vuole mantenere l’anonimato. Perché invece, il commento ‘on the record’ che arriva dal National Security Council è ben diverso: “le forze americane hanno condotto l’operazione non appena il presidente e la sua squadra di sicurezza si sono sentiti sicuri sulla possibilità di un successo nel rispetto delle nostre regole per operazioni del genere”.
Secondo Diane Foley, la madre del giornalista che è stato il primo americano decapitato dall’Is di fronte alle telecamere il 20 agosto scorso, le prime informazioni di intelligence sul possibile luogo di detenzione degli ostaggi arrivarono a Washington già a marzo, questa volta dai servizi francesi. “Questa è una delle ragioni della nostra rabbia – ha detto al Daily Beast la donna che accusa il governo americano di non aver fatto nulla per salvare la vita del figlio – Informazioni specifiche erano disponibili già a metà di marzo, e questo è così difficile da accettare per noi familiari degli ostaggi, perché a quanto pare i nostri cari sono stati tenuti nello stesso posto per tutti quei mesi”.
La notizia del fallito raid Usa, che Obama ha per la prima volta confermato ufficialmente, era già stata data alla fine di agosto dal Washington Post che aveva citato una fonte dell’amministrazione che spiegava come fosse stato deciso sulla base “di un mix di diverse informazioni di intelligence che ci hanno reso possibile agire in modo aggressivo, veloce per cercare di liberare i nostri cittadini”.