Roma, 18 dic. (AdnKronos) – Dovrebbe scoprire le carte sul Jobs Act il governo domani nel vertice atteso a palazzo Chigi con le parti sociali. Il primo dei decreti attuativi della riforma del mercato del lavoro infatti, quello sul contratto a tutele crescenti, potrebbe vedere la luce ed essere presentato, seppur sommariamente, a sindacati e imprese. Ma il ministero guidato da Giuliano Poletti è ancora alacremente al lavoro con ipotesi e formulazioni che sembrano entrare e uscire dalla bozza.
Così, a quanto si apprende, anche uno dei nodi principali della riforma, il diritto cioè al reintegro in caso di licenziamento disciplinare ingiustificato, viene scritto e riscritto. L’opzione per un reintegro “in presenza di un fatto materiale insussistente”, infatti, che è l’opzione che sembra preferire il governo, non spazza però il campo dai dubbi che il licenziamento possa subire uno stallo e che il giudice, in caso di implicazioni penali, possa voler attendere l’esito della causa ottenendo così un risultato opposto alla volontà di semplificare e velocizzare le procedure.
E così anche sul fronte degli indennizzi previsti per il lavoratore che non verrà più reintegrato: l’ipotesi di calcolare uno stipendio e mezzo ogni anno lavorato potrebbe essere modificata inserendo uno ‘scalino’ di due mensilità nel caso di licenziamento nel primo anno.