Berna, 15 nov. (AdnKronos/Ats) – La Svizzera se non metterà in atto le raccomandazioni del Gafi sul contrasto al riciclaggio di denaro rischia severe sanzioni. A suonare il campanello d’allarme, in un’intervista ai quotidiani elvetici ‘Tages Anzeiger’ e ‘Bund’, è il segretario di Stato elvetico, Jacques de Watteville, all’approssimarsi del dibattito in parlamento sulla riforma per contrastare al meglio il riciclaggio di denaro.
“La nostra influenza in seno all’Ocse ne risulterebbe indebolita”, secondo l’alto funzionario. Un punto importante del progetto di riforma risiede nella trasparenza delle azioni al portatore, una esigenze, questa, non soltanto del Gafi ma anche degli standard richiesti dal Forum mondiale sulla trasparenza. Il Consiglio nazionale ha trattato il dossier in giugno, amputando buona parte del progetto, in particolare per quanto concerne le azioni al portatore. Secondo i deputati, il dovere di segnalazione deve essere imposto soltanto alle grandi imprese.
“Se il parlamento insiste su questa posizione, andremo incontro a grossi problemi – afferma de Watteville – e la Svizzera rischia di venir messa sulla lista nera”. Ad ogni modo, secondo il Segretario di Stato, la Svizzera non ha più lo stesso peso di 20 anni fa in seno all’Ocse: da quando il segretariato dell’organizzazione e il gruppo dei paesi del G20 si sono avvicinati i processi politici non sono più così trasparenti come prima. “Rimane il vantaggio che le regole dell’Ocse – sottolinea de Watteville – non valgono soltanto per i membri dell’organizzazione, ma anche per piazze finanziarie importanti come Singapore e Hong Kong. In tal mondo l’OCSE pone tutti sul piano della parità”.