Home Nazionale L.stabilità: Cgil, politica insensata, si programma disastro sociale

L.stabilità: Cgil, politica insensata, si programma disastro sociale

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Roma, 4 nov.(AdnKronos) – Il governo scommette tutto “su una ripresa, senza lavoro, degli investimenti privati e su una modesta spinta dei consumi, sostenuta più da un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori che dal bonus Irpef, che assorbirà soprattutto il saldo negativo tra esportazioni e importazioni” continuando così ” a programmare un disastro sociale”.E’ la Cgil a bocciare duramente la politica economica del governo e di conseguenza la legge di stabilità giudicata “inadeguata e insufficiente”. Non c’è un segnale positivo che si apra per il sindacato che punta il dito sulla politica “insensata”che, in presenza di un calo tendenziale della domanda estera e del minimo storico dei consumi interni, “scommette sugli investimenti privati delle imprese del territorio nazionale o, peggio, sugli investimenti diretti esteri”. A spiegare la posizione del sindacato è Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, in una memoria depositata alla Commissione bilancio nel corso dell’audizione di oggi.
“È ormai evidente che tagli della spesa pubblica e aumenti iniqui delle tasse alimentano recessione economica, depressione occupazionale e spirale deflazionistica, hanno aggravato e non risolveranno in futuro il problema del debito pubblico. Il Governo continua, però, a sottovalutare l’impatto recessivo delle politiche di austerità e il rischio di deflazione con le sue drammatiche conseguenze, economiche e sociali. Le previsioni del Governo per il 2015 (Pil reale +0,5% nel quadro tendenziale e +0,6% nel quadro programmatico, sulla base dell’azione di governo) e per gli anni successivi continuano perciò ad apparire tanto modeste quanto irrealistiche. Non si possono conciliare austerità e crescita”, dice.
Quanto alla legge di stabilità: “nel suo insieme risulta inadeguata e insufficiente in termini di investimenti e politiche di sostegno alla crescita. E le risorse nette che effettivamente mette in gioco nel 2015 costituiscono qualche frazione decimale di un punto di Pil, mentre la stessa certezza, trasparenza ed esigibilità delle risorse effettivamente in gioco costituisce un ulteriore limite non trascurabile”. C’è inoltre “l’assenza di qualsiasi disegno e coordinamento tra politiche di sviluppo e politiche per il lavoro”. (segue)