Home Attualità ‘Mattino Cinque’: intevervista esclusiva a ragazza abusata dal padre

‘Mattino Cinque’: intevervista esclusiva a ragazza abusata dal padre

0
‘Mattino Cinque’: intevervista esclusiva a ragazza abusata dal padre
Donna

MILANO – Oggi, 19 novembre 2009, a “Mattino Cinque” Federica Panicucci, ha intervistato Anna (nome di fantasia), una ragazza molto giovane che ha denunciato suo padre il quale ha abusato di lei per diciotto anni. Una storia drammatica che l’ha vista vittima non solo degli abusi del padre ma anche di estranei con la complicità della madre.


Federica Panicucci legge alcuni stralci di una lettera che Anna ha scritto ha sua madre:
«Una madre non entra in una stanza dove c’è la figlia chinata sul padre e dice
“Fate piano perché devo dormire”. Una madre non se ne va, una madre salva sua figlia. Tu non sei una madre. Non so cosa sei ma sono sicura che non sei una madre.»

D: Anna tu hai avuto il coraggio di andartene dalla casa degli orrori. Quando è iniziata questa storia di violenza?
R: “In casa mia queste cose sono sempre successe sin da quando ero piccola. Mio padre entrava nella mia stanza e mi cercava per picchiarmi o per abusare di me e queste cose hanno avuto un crescendo perché quando ero piccola queste cose accadevano meno spesso e poi col crescere, forse anche per tenermi un po’ più sotto controllo, a picchiarmi più spesso, a tenermi nel silenzio, a violentarmi, fino a quando sono andata via di casa.”

D: Questa storia di abusi è iniziata quando tu eri piccolissima. Quanti anni avevi?
R: “I primi ricordi che io ho sono di quando andavo all’asilo. Non ho un ricordo preciso del primo in assoluto però quando andavo all’asilo mi ricordo che comunque mio padre mi picchiava già.”

D: Quando hai iniziato a capire che tutto questo non era normale?
R: “La sensazione l’ho sempre avuta. Perché a livello di sensazione ti dava sempre l’impressione che non fosse una cosa normale. Ho incominciato a capirlo e ad averne la sicurezza quando ho iniziato ad andare a scuola alle elementari quando ho conosciuto altre bambine e ho iniziato a vedere i rapporti che queste avevano con i loro genitori, cosa raccontavano dei loro genitori. Io non raccontavo mai niente mentre loro magari raccontavano cosa avevano fatto nel week end con loro e io dicevo che non erano proprio le stesse cose che facevo io con mio padre. Alle elementari ho iniziato a rendermi conto che quello che mio padre mi faceva non era così normale come io pensavo. Io pensavo che fosse normale e che succedesse dappertutto perché era una cosa che è sempre successa e quindi faceva parte di quella che era la vita famigliare.”

D: Con che frequenza avvenivano gli abusi su di te?
R: “Quando ero piccola succedeva poche volte al mese, una, due o tre. Poi crescendo questa cosa è aumentata fino ad arrivare a tutti i giorni fino a coinvolgere anche persone esterne che i miei genitori contattavano non so come.”

D: Anche quando tuo padre non c’era quando accadevano queste cose?
R: “Si quando andavo alle superiori, ma anche alle medie, a volte tornavo a casa da scuola e trovavo in camera mia un uomo. Io sapevo che dovevo entrare in camera mia che mia madre avrebbe chiuso la porta e che io avrei dovuto fare quello che l’uomo voleva. Queste cose sono successe anche quando andavo alle elementari ma sono aumentate di frequenza alle medie e alle superiori capitava molto più spesso.”

D: Tu come reagivi?
R: “Io non reagivo perché io non potevo reagire perchè tutto quello che era una reazione mio padre la leggeva come una provocazione quindi rischiavo solo di peggiorare le cose. Io non dovevo assolutamente reagire perché se io piangevo mio padre si arrabbiava. Quindi io ho imparato a non piangere, a non lamentarmi, a respirare piano, a fare silenzio, a fare quello che potesse dare il meno possibile nell’occhio. Quindi cercavo di sparire, di non esistere più così che nessuno si accorgesse di me, evitando quindi di dovere subire anche da mio padre la sua rabbia per avere fatto qualcosa.”

D: E tua madre?
R: “Mia madre ha sempre fatto finta di niente, mia madre sapeva, vedeva e sentiva. Poi aspettava che fossi io ad andare da lei a chiederle scusa o ad elemosinare un suo saluto Quando succedevano queste cose smetteva di parlarmi. Quindi io che avevo bisogno di lei, che avevo bisogno che mi guardasse e che mi ascoltasse, andavo da lei supplicarla di guardarmi e le chiedevo scusa per qualsiasi cosa anche se in realtà non c’era un motivo.”

D:Anna tu hai un fratello. Lui viveva con voi?
R: “Si. Lui in tutto questo ha sempre fatto al sua vita probabilmente perché cresciuto anche lui che questo fosse normalità e a vissuto al di fuori. Ha evitato di intervenire facendo finta di niente finché una vota sola mio padre lo ha coinvolto e lui lo ha fatto ma poi non è più successo. Però sia anche lui faceva finta di niente, faceva la sua vita e coltivava quella che era la sua vita”

D:Anna come si fa ad uscire da tutto questo?
R: “Io sono stata fortunata perché ho incontrato delle persone che hanno letto nel mio sguardo che c’era qualcosa che non andava e che con molta sensibilità, rispettando i miei tempi hanno incominciato a farmi delle domande, hanno capito la gravità della situazione mi hanno presa con loro, mi hanno accudita, mi hanno voluto bene, mi hanno fatto da famiglia indirizzandomi nei posti giusti. Sono andata da una psicologa per quattro anni e questo è servito a togliere quei sensi di colpa e quei dubbi sul fatto che fossi io la colpevole. Mia madre mi diceva di nascondere tutto, perché a otto anni la maestra non poteva mica vedere quei lividi, che i miei genitori sarebbero andati in prigione, io in un orfanotrofio e per colpa mia anche mio fratello sarebbe rimasto senza genitori. Questa era la minaccia principale perché sapevano che io comunque ero legata a loro che vivevo per loro e usavano questo per dirmi: <<tu fai talmente schifo che non ti vorrà nessuno rimarrai sola, nessuno ti vorrà e per colpa tua tuo fratello rimarrà senza una famiglia. Tuo fratello è in gamba e troverà qualcuno mentre tu rimarrai sola. Io già mi sentivo isolata e ad avere l’idea di restare ancora più sola avevo ancora più paura>>”