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Tfr: da Confprofessioni un si’ con riserva

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Milano, 7 ott. (Adnkronos) – Il Tfr in busta paga? Sì, purché rispettino precise condizioni. Non dev’essere retroattivo, ma solo per le nuove assunzioni; dev’essere assoggettato a tassazione separata e senza rivalutazione, poiché corrisposto mensilmente in busta paga. E stop al contributo mensile dello 0,70% all’Inps. È un sì con riserva quello dei liberi professionisti alla proposta in discussione tra le forze politiche e le Parti sociali di trasferire nelle buste paga dei lavoratori dipendenti il trattamento di fine rapporto a partire dal gennaio 2015. ”L’iniziativa annunciata dal governo Renzi presenta molte luci e ombre” afferma il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella.
”Non c’è dubbio -osserva Stella- che il Paese abbia bisogno di una scossa per far ripartire i consumi, tuttavia il Tfr in busta paga così come prospettato dal Governo andrebbe a esclusivo vantaggio delle casse dello stato, quando invece dev’essere un’opportunità per tutti, datori di lavoro e lavoratori”. Quale parte sociale del comparto degli studi professionali, Confprofessioni ha dettato al Governo e alle altre parti sociali le condizioni essenziali dei liberi professionisti al via libera del trasferimento del Tfr in busta paga.
Secondo Confprofessioni l’intervento di modifica del Tfr, dovrà riguardare solo le somme maturate dal momento dell’emanazione della norma, senza in alcun modo prevedere versamenti su somme già accantonate. Infatti, quest’ultime resterebbero in azienda o ai fondi di previdenza complementare (fondo tesoreria Inps, contrattuali, privati, ecc.); il trasferimento in busta dovrà poi avere cadenza mensile (come oggi avviene già per i fondi complementari) senza accumulo come se fosse un’ulteriore mensilità aggiuntiva. (segue)