Palermo, 25 set.- (Adnkronos) – Resta “l’interesse” dei pm del processo per la trattativa tra Stato e mafia ad ascoltare la testimonianza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano perche’ la sua deposizione non è né “superflua né irrilevante” e quindi sarà presto sentito anche solo “per acquisire una dichiarazione negativa di conoscenza dei fatti”. Ecco perché la Corte d’Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, ha deciso di ammettere la testimonianza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che avverrà al Quirinale a porte chiuse, alla sola presenza dei pm e dei difensori degli imputati.
Il 31 ottobre scorso, il presidente Napolitano aveva inviato una lettera alla Corte d’Assise di Palermo in cui ribadiva la sua disponibilità a testimoniare a Palermo, ma spiegava di non avere nulla da riferire sui temi del processo. Dopo quella lettera, l’Avvocatura dello Stato e i legali dell’ex senatore Marcello Dell’Utri e del colonnello Giuseppe De Donno avevano chiesto ai giudici di revocare la testimonianza del Presidente della Repubblica. Oggi, invece, la Corte ha deciso di ammettera la deposizione del Capo dello Stato.
Napolitano sara’ sentito solo su un articolato, cioe’ sulla lettera che gli venne inviata dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, morto nel luglio del 2012, nel giugno di due anni fa, cioe’ poche settimane prima di morire. In particolare, in seguito alle polemiche per le telefonate al Quirinale di Nicola Mancino, intercettato nell’ambito dell’inchiesta trattativa, D’Ambrosio ribadiva nella lettera la sua correttezza. Nella stessa missiva esprimeva anche il timore “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, e ciò nel periodo fra il 1989 e il 1993”. (segue)