Milano, 18 set. (Adnkronos) – Un “super Internet delle cose” azzererà i costi marginali dei servizi e accompagnerà l’essere umano nella terza rivoluzione industriale. E’ la tesi di Jeremy Rifkin, economista statunitense, invitato oggi da Unipol a Milano per tenere una lectio magistralis. La comunicazione, l’energia e i trasporti sono i settori che stanno cambiando più rapidamente grazie all’innovazione tecnologica, la base di questa rivoluzione, ed “entro il 205-60” bisognerà rivedere i modelli economici: “il sistema capitalista non sarà l’unico arbitro”, spiega Rifkin, perché un ruolo sarà giocato dalla “sharing economy, l’economia della condivisione”.
In futuro, spiega Rifkin, “ognuno diventerà un prosumer, cioè un imprenditore che potrà creare e condividere informazioni”. Questo cambiamento, già in atto nell’editoria e nella musica, presto coinvolgerà l’energia e i trasporti: “in 10 anni ogni ragazzino americano avrà in casa una stampante 3D e potrà produrre oggetti che viaggeranno su Internet” e che si potranno acquistare e vendere, condividendo con gli altri le proprie competenze. Lo stesso varrà per l’energia che potrà essere prodotta in maniera pulita a costi bassi per poi essere venduta o, appunto, condivisa.
L’Internet delle cose, spiega Rifkin, porterà a dover “cambiare il nostro modello economico”: è un processo di democratizzazione dei servizi che sarà completo in “25 anni”, tanti quanti ne sono bastati al World Wide Web per diventare quello che è adesso. Per creare lavoro, i governi dovrebbero “investire sulle tecnologie del Ventunesimo secolo”, non in quelle novecentesche. “Il modo in cui far soldi – sostiene Rifkin – sarà quello di vendere anche la più piccola parte di quello che si produce”. Che siano oggetti, informazioni o energia pulita.