Ecco il testo della lettera scritta dal Consigliere Comunale e imprenditore orafo Pilade Nofri all’onorevole ed ex ministro dello Sviluppo Economico e attuale ministro “ombra” dell’Economia Pier Luigi Bersani:
Pregiatissimo Onorevole,
come promesso in occasione del nostro incontro mi pregio di inviarTi le mie proposte a sostegno del comparto orafo-argentiero formulate con l’obbiettivo di poter contribuire alla crescita del settore e al suo superamento dell’attuale crisi economica. Di seguito alcune delle mie idee che, se opportunamente applicate, potrebbero dare sollievo ad un comparto in grossa difficoltà.
Gestione del prestito d’uso da parte dello stato italiano
In aggiunta alle difficoltà che il settore sta attraversando dovute alla generalizzata contrazione dei consumi, negli ultimi mesi il comparto dei preziosi è stato penalizzato anche dal fatto che alcune banche hanno cominciato a revocare in modo indiscriminato gli affidamenti in metallo prezioso delle aziende chiedendone la restituzione immediata e quindi senza dare modo alle stesse di poter pianificare la restituzione. In molti casi le imprese sono costrette ad acquistare il metallo ai prezzi attuali, circa 20 euro per ogni grammo di oro, a volte doppi rispetto a quando è stato chiesto il prestito. Tale politica è spesso avulsa dai risultati gestionali delle aziende e risponde a una politica di rientro generalizzato degli affidamenti. Ne risulta che anche le imprese sane e che hanno mantenuto un buon giro d’affari siano costrette a privarsi della materia prima con la conseguenza di dover rifiutare gli ordini riducendo il fatturato e licenziando il personale. È anche per questo motivo che sarebbe auspicabile un intervento del governo affinché vengano provvisoriamente sospese le richieste da parte degli istituti di credito di restituzione del metallo concesso in prestito d’uso alle imprese orafe.
L’obiettivo principale sarebbe però quello di arrivare a una gestione del prestito d’uso fatta direttamente dallo Stato Italiano a condizioni agevolate e con evidenti ricadute a favore delle imprese. Gli approvvigionamenti di metallo, attualmente fatti in paesi stranieri, diventerebbero anche una risorsa per lo stesso Stato Italiano che, oltre a regolamentare e calmierare le provviste, avrebbe un beneficio in termini fiscali e di tassi di interesse che verrebbero mantenuti in Italia anziché andare a beneficio di altri paesi.
Borsino dell’oro
Quasi ovunque, ma in misura ancora maggiore nelle città a vocazione “orafa” come Arezzo, si sono diffusi i negozi “compro-vendo oro” che approfittando della crisi ritirano oro vecchio a prezzi molto più bassi di quelli reali di mercato. Un simile meccanismo, oltre a penalizzare coloro che a causa della crisi si trovano costretti a monetizzare i vecchi gioielli di famiglia, potrebbe creare un mercato “parallelo” del metallo che verrebbe reimmesso in circolazione a prezzi più bassi di quelli del fixing ufficiale.
La creazione di un borsino dell’oro usato darebbe invece dignità a tutti coloro che costretti a liquidare letteralmente i gioielli di famiglia avrebbero invece rispettato il reale valore di ciò che possiedono. In aggiunta eviterebbe mercati paralleli del metallo che rischiano di alterare quello ufficiale.
Contributo governativo per il recupero dei vecchi gioielli (rottamazione dei preziosi)
La proposta prevede di regolarizzare il recupero dei vecchi gioielli e degli oggetti in metallo prezioso di proprietà delle famiglie ormai inutilizzati e che le stesse potrebbero permutare con oggetti nuovi attraverso canali regolamentati. Con questa iniziativa si potrebbero riutilizzare milioni di monili chiusi nei cassetti. Si tratta di vecchi gioielli ormai passati di moda e in alcuni casi anche realizzati con leghe tossiche come ad esempio il cadmio o il nichel il cui uso fino ad alcuni anni fa era consentito mentre oggi non è più tollerato.
La proposta prevede che il privato cittadino, in possesso di vecchi gioielli (catene, bracciali, anelli e varia gioielleria), si rivolga al gioiellerie per chiedere di sostituire gli oggetti inutilizzati in cambio di nuovi. La trattativa avverrebbe nella più completa legalità e trasparenza con la sicurezza di una contrattazione equa e corretta. Un incentivo governativo renderebbe di fatto più agevole l’operazione, coprendo parte del costo della manifattura e incentivando l’acquisto da parte del compratore; quest’ultimo manterrebbe così intatti i propri valori pur trovandosi in possesso di gioielli attuali e nella certezza che questi non contengano più nessuna lega oggi ritenuta tossica. Il gioielliere, dopo aver ricevuto i “vecchi” oggetti dal privato e venduto il nuovo gioiello di moda, disporrebbe anche di metallo da consegnare alle imprese orafe immettendolo di fatto nel ciclo produttivo come conto lavorazione. Aspetto quest’ultimo da non trascurare soprattutto alla luce delle evidenti difficoltà che le imprese orafe hanno attualmente nell’approvvigionarsi della costosa materia prima: un recupero di competitività non marginale specialmente se viene considerata l’incidenza degli oneri finanziari che le imprese di produzione devono sostenere per ottenere il metallo da introdurre nel ciclo produttivo.
Trattamento agevolato sugli anticipi fatture di prodotti destinati all’esportazione
La proposta ha per oggetto la riduzione del costo degli anticipi delle fatture per agevolare le esportazioni. Le fatture Italia su estero, spesso anticipate dalle imprese con tempi di riscossione ormai molto dilatati e sulle quali grava la forte incidenza del costo della materia prima, potrebbero ottenere dei costi agevolati con conseguente riduzione delle spese per le esportazioni a vantaggio della competitività.
Premio fiscale per le imprese virtuose che esportano
In un momento di grossa contrazione delle vendite come l’attuale, aggravato dalle difficoltà che le imprese registrano nei mercati internazionali, sarebbe opportuno valutare premialità di carattere fiscale da riservare alle imprese virtuose che riescono a vendere all’estero.
Sostegno ai consorzi di imprese
È necessario incentivare la formazione dei consorzi di imprese orientate all’export favorendo in particole le piccole imprese artigiane che collaborano sull’intera filiera e realizzano dei punti vendita permanenti all’estero. Si tratta di incentivi, non solo di natura fiscale, da riservare alle aggregazioni temporanee e permanenti di imprese che, attraverso un progetto commerciale congiunto riguardante l’intera filiera, privilegiano l’apertura di negozi e show-room all’estero in luogo della, ormai desueta, partecipazione alle tradizionali mostre e fiere.
Certo che vorrai considerare quanto proposto Ti inoltro i miei più cordiali saluti.