ROMA – ''Non è possibile… tutto questo è un incubo. Io non posso crederci, non posso neanche pensare all'idea di essere accusato, anche solo sospettato, dell'omicidio di Simonetta. E' assurdo, pazzesco''. E poi: ''Ho sempre dato la mia più completa disponibilità agli inquirenti. Ho risposto a tutte le loro domande, mi sono sottoposto a tutti gli esami, anche al calco dei denti. Non ho niente da nascondere. E continuerò a camminare a testa alta anche se decideranno di processarmi perché non ho mai fatto del male a nessuno. Mai. Io sono a posto con la mia coscienza. Qualcun altro no''. A parlare, in un'intervista esclusiva al settimanale ''Oggi'' in edicola domani anticipata dal ''Corriere.it'' è Raniero Busco, 44 anni, che, uscendo per la prima volta allo scoperto dopo essere stato colpito dalla richiesta di rinvio a giudizio per l'omicidio di via Poma, sottolinea: ''C'è chi sa e tace''.
''La tragedia di un'accusa del genere ti piega e io sono solo un povero disgraziato che deve subire. Sono cambiato, lo so. Ma ho perso la mia vita. La mia serenità, i sorrisi… sono mesi che non dormo, che passo le notti a leggere articoli, carte processuali, i giornali di allora. Per capire, per scoprire un solo indizio, qualcosa che mi tiri fuori da questo incubo e che faccia luce sulla morte di Simonetta. Ma non capisco. So che c'è tanto di strano. Che ci sono tante persone che hanno detto e fatto cose strane. Inquietanti'', dice Busco, alternando parole e lacrime.
Busco parla di come conobbe Simonetta Cesaroni. E della famosa traccia di saliva trovata sul reggiseno di Simonetta con la traccia del suo Dna: ''Il sabato ci siamo incontrati da Anna Rita, una nostra amica. Aveva la casa libera, non c'erano i genitori? Sai, a vent'anni si cercano i momenti per stare insieme. Non ricordo che biancheria indossasse, o il colore del reggiseno. Ricordo i suoi sorrisi, la sua voglia di vivere. Volevo bene a Simonetta? Quando ho perso mio padre mi ha aiutato con il suo affetto, con il suo amore. Capiva la mia tristezza e sorrideva anche per me. Ci siamo lasciati per un breve periodo, ma non c'era astio o altro, sempre affetto. Abbiamo fatto le vacanze con gli altri amici della comitiva. Poi siamo tornati insieme alla fine del 1989. E' stata la mia ragazza fino a quel maledetto giorno''.
Raniero Busco poi aggiunge: ''C'è chi sa e non parla. E assiste a tutto questo senza aiutare un innocente. Con che coscienza va a dormire? Come fa dopo vent'anni ancora a vivere con questo macigno? E oggi sapendo che è accusato un padre, lui che lo è, non parla. Lui che sa, non mi aiuta. Maledetto. Dovrai provare tutto il mio dolore in una volta sola. Non ho mai odiato nessuno. Mai. Oggi quell'uomo che tace sta uccidendo me. Sta massacrando la mia famiglia. Quell'accusa di favoreggiamento è ormai prescritta. Salvami. Tu sai chi ha ucciso Simonetta. Devi parlare''.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign