MILANO – ''Un bambino di 17 mesi ha bisogno in tutto della madre e se non viene accudito piange, si dispera. Qualcuno l'avrà sentito lamentarsi. Perché nessuno ha avvertito i servizi sociali?''. E' l'interrogativo che pone Mariarita Parsi, psicologa e presidente del Movimento Bambino, commentando con 'Gente', in edicola domani, la morte del piccolo Gabriel, il bimbo di Imperia scomparso il 14 maggio scorso.
Attualmente sono in carcere la madre Elisabete Petersone e il convivente di lei, Paolo Arrigo, accusati di averlo picchiato fino a farlo morire. ''Lei, di origine lettone, era una giovane mamma che doveva reinventarsi una vita in un paese straniero, senza lavoro. Manca una comunità che si accorga del disagio che qualsiasi persona nei suoi panni avrebbe affrontato'', continua la psicologa. Gabriel era stato ricoverato due mesi fa per essersi rotto il braccio. ''Poteva essere un momento utile perché pediatri e infermieri captassero se qualcosa non andava. Perché anche se fosse caduto da solo, potrebbe averlo ucciso l'incuria di chi doveva occuparsi di lui e non aveva gli strumenti emotivi per farlo. Quel bambino aveva bisogno di tutti noi''. Eppure amici e conoscenti della coppia scagionano Elisabete e Paolo. ''Mio figlio non ha mai toccato Gabriel – dice Vincenzo Arrigo, il padre di Paolo – Non ha mai alzato le mani su nessuno, ha paura persino di fare un prelievo di sangue, si figuri quello per cui l'hanno accusato. Ho guardato negli occhi Paolo e so che non è lui il responsabile''.
''Li ho sempre visti insieme al bambino. Sembravano felici, anche se a volte si sentivano litigare. Ma ho pensato che fossero due innamorati un po' vivaci. Lui era un bimbo tanto quieto, che non piangeva mai'', ammette una vicina di casa. ''Ho ospitato Elisabete e il bimbo per mesi – racconta Diana, anche lei originaria della Lettonia – Mai vista non solo picchiare il bimbo, ma neanche sgridarlo''. ''Li vedevo spesso, venivano a ballare nel mio locale. Hanno detto che faceva la cubista, ma non era vero: non ha mai lavorato per me, amava ballare per divertirsi – ricorda Davide Barreca, titolare del Fiera Mosca, sul lungomare di Imperia – Li incrociavo anche in giro, di pomeriggio, con il passeggino. Paolo lo conosco da quando eravamo ragazzini e mi sembra impossibile che sia rimasto coinvolto in una storia simile''.
L'avvocato Tito Schivo, legale della Pietersone, dice invece: ''Quelle lesioni sono compatibili anche con una caduta, eventualmente. Dico solo che la mia assistita è prostrata dal dolore e si proclama innocente. Il suo pensiero è sempre per il figlioletto che vorrebbe fosse seppellito a Riga, con il rito ortodosso. Ma della vicenda processuale non voglio parlare. Dico solo che il verdetto mediatico contro questi due ragazzi è già stato emesso. Lei è bella, giovane, straniera: il mostro è già stato creato''.