Quator pour la fin du temps è la celebre composizione di Olivier Messiaen che verrà eseguita dall’Ex Novo Ensemble e Sandro Cappelletto, voce narrante. Quella di Messiaen è una delle più sconvolgenti opere cameristiche del Novecento, vibrante denuncia contro l’Olocausto. «Concepito e scritto durante la mia prigionia, fu dato in prima esecuzione a Stalag VIII A, presso Görlitz, in Slesia, il 15 gennaio 1941. Lo Stalag era sepolto sotto la neve, con un freddo atroce. I quattro strumentisti suonavano su strumenti rotti: il violoncello aveva solo tre corde, i tasti del mio pianoforte si abbassavano e non si risollevavano più. I nostri vestiti erano inverosimili: mi avevano infagottato in una veste verde ridotta a brandelli e portavo degli zoccoli di legno». Così Olivier Messiaen racconta la nascita del “Quatour pour la fin du temps” una delle sue più belle creazioni, che sarà interpretata martedì 27 gennaio alle ore 21.15 al teatro Pietro Aretino di Arezzo. Esecuzione affidata al veneziano “Ex Novo Ensemble”, nato nel 1979 dalla collaborazione tra un gruppo di musicisti ed il compositore Claudio Ambrosini, e che rappresenta ormai una realtà di riferimento nel panorama internazionale della musica nuova. Sandro Cappelletto, scrittore e giornalista, sarà invece la voce narrante della serata, alla quale darà il proprio contributo con la ricostruzione di una piccola drammaturgia partendo proprio dagli scritti che Messiaen ha lasciato su questo quartetto, ai quali ha aggiunto delle considerazioni sulla speranza e sul tempo. Dimensione che per un musicista, dice, «è inconcepibile che possa finire». Alla partitura sono premesse alcune frasi tratte, infatti, dall’Apocalisse di Giovanni, alla quale s’ispira, e che fanno riferimento all’angelo che annuncia la fine del tempo. Una visione che Messiaen traduce in musica grazie al simbolismo, e non lasciandosi andare ad una visione negativa, di cui spesso era stato invece accusato. «In nome dell’Apocalisse – dirà il compositore francese – si è rimproverato alla mia opera la sua calma e il suo carattere spoglio. I miei detrattori dimenticano che l’Apocalisse non contiene soltanto mostri e cataclismi: vi si trovano anche silenzi di adorazione e meravigliose visioni di pace». «Personalmente – spiega Cappelletto – io trovo che sia, all’interno del 900, un’opera meravigliosa perché in un momento di vera distruzione dell’Europa la musica ridona fiducia». Tanto più a pensare alle condizioni umane estreme, di fame e miseria, in cui è stata scritta e che, per questo stesso motivo, fanno dell’opera di Messiaen «un vero inno alla speranza». Esaltato negli otto movimenti che alludono ai sei giorni della creazione, più il settimo di riposo e l’ultimo dell’eternità, con il superamento della dimensione umana.