Como, 10 feb. (Labitalia) – "Siamo stati sempre contrari a questo referendum, ci preoccupa il risultato, e ricordiamo che la Federazione Svizzera ha sottoscritto un accordo nel 2002 con la Ue per la libera circolazione dei lavoratori. Chiediamo a Regione Lombardia e governo italiano di affrontare questo problema". Così Luca Fonsdituri, responsabile lavoratori frontalieri della Cgil di Como, commenta, con Labitalia, l'esito del referendum contro l'immigrazione di massa in Svizzera, che ha visto prevalere i sì tra l'elettorato elvetico. Da Como, Varese e Sondrio, spiega Fonsdituri, arrivano i circa 60 mila lavoratori "che hanno attualmente il permesso di lavoro in Svizzera, in particolare nel Canton Ticino". "Lavoratori -attacca il sindacalista- che il governo italiano non sa neanche chi sono i lavoratori frontalieri, non se ne è mai occupato". Lavoratori che, in momenti di crisi, rappresentano ancora di più un tassello importante per i territori d'origine. "Gli italiani che lavorano in Svizzera -spiega il dirigente della Cgil di Como- hanno buste paga doppie rispetto a chi invece lavora dall'altra parte della frontiera. C'è da ricordare però che non hanno praticamente tutele, e anche un contratto a tempo indeterminato può facilmente 'saltare'". Quello che non va giù al sindacato è che "i frontalieri vengono considerati i capri espriatori di tutto". "In Ticino -ricorda- la disoccupazione è al 4,4% e la metà è imputabile agli stranieri residenti nel Paese. Nel Ticino noi esportiamo professionalità. Tanti italiani occupano ruoli dirigenziali, sono quadri, non solo operai e metalmeccanici. Invece nel Cantone si sta diffondendo l'idea -sottolinea Fonsdituri- che gli italiani stiano rubando il posto ai locali perchè accettano lavori di bassa professionalità e si accontentano anche di stipendi più bassi". "Questo è anche colpa dello Stato -aggiunge il dirigente sindacale- che ha cancellato la disoccupazione speciale per i frontalieri, e questo li ha spinti a ritornare al lavoro anche con uno stipendio più ridotto". E Fonsdituri ricorda che "la maggior parte degli imprenditori che sostengono l'Udc svizzero, il partito che ha promosso il referendum, hanno alle loro dipendenze dei lavoratori frontalieri". "E poi -conclude Fonsdituri- c'è da ricordare ai ticinesi che noi esportiamo anche imprenditori in Svizzera, non solo per motivi di carattere fiscale ma anche di maggior facilità burocratica nell'avviare delle aziende".