Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) – Negli ultimi 20 anni il mondo arabo ha fatto enormi progressi nel ridurre la mortalità e allungare la vita media della popolazione. Gli Stati che appartengono al 'macrocosmo' di lingua araba sono riusciti a diminuire il tasso di decessi prematuri, migliorando le condizioni dei nuovi nati, con l'eccezione però dei casi di Hiv e Aids. Emergono invece nuove patologie già molto diffuse in Occidente: la depressione e l'ansia cronica che colpiscono più le donne degli uomini. La cardiopatia ischemica è la prima causa di morte nel mondo arabo e sono ancora molte le vittime di incidenti stradali. A fotografare le luci e ombre della sanità nei Paesi del mondo arabo è un progetto speciale realizzato in collaborazione tra la Faculty of Health Sciences dell'American University of Beirut (Libano), l'Institute of Community and Public Health della Birzeit University (Palestina) e la rivista 'Lancet', presentato a Londra. Secondo l'analisi, "le recenti rivolte nel mondo arabo comunemente indicate come 'Primavera araba' hanno creato una nuova dinamica socio-politica che deve essere utilizzata per aprire un percorso verso la realizzazione di una copertura sanitaria universale in tutti i Paesi". Le malattie cardiovascolari, il cancro, la patologie polmonari croniche e il diabete rappresentano "un enorme fardello umano e finanziario per il mondo arabo – precisa la ricerca – oltre all'invecchiamento della popolazione e alcuni fattori di rischio, tra cui il fumo, l'inattività fisica e le epidemie frutto di malsane abitudini alimentari"."Il mondo arabo – secondo il report – è infatti caratterizzato dalla debolezza delle istituzioni politiche, ancora modellate sui lasciti del colonialismo. Queste istituzioni escludono ampi segmenti della popolazione nella rappresentanza politica e soprattutto nell'amministrazione dei servizi pubblici. A fronte di ciò il mondo arabo ha visto una drastica riduzione della mortalità e un aumento della speranza di vita negli ultimi 30 anni. Ma non sembra esserci alcuna associazione tra democrazia e i migliori indicatori di salute riscontrati – avvertono i ricercatori – Tuttavia, vi è una associazione tra sistemi di governo più efficienti e la riduzione della mortalità tra il 1980 e il 2010". Le Costituzioni di molti Paesi evidenziano chiaramente il ruolo dei governi nel garantire la fornitura di assistenza sanitaria come un diritto per tutti i cittadini. Eppure, i cittadini di questi Paesi soffrono ancora di sistemi sanitari squilibrati. L'analisi degli esperti su 'Lancet' focalizza l'attenzione anche sui due fenomeni principali che hanno accompagnato i recenti conflitti in Iraq e in Siria: "La militarizzazione e la regionalizzazione della sanità, con massicci spostamenti di popolazioni in quelle zone – osservano – sta cambiando la priorità dei bisogni di salute nella regione colpita dai conflitti". Così i problemi connessi con la scarsità d'acqua, l'insicurezza alimentare e il sovraffollamento degli insediamenti urbani 'informali' in alcune parti del mondo arabo "sono molto critici e virano verso un peggioramento, aggravato dai cambiamenti climatici e da uno stato quasi permanente di violenze".La collaborazione tra i Paesi che costituiscono il mondo arabo "è la chiave per affrontare questi problemi", sono convinti gli autori che invitano gli operatori sanitari a "svolgere un ruolo centrale per informare e comunicare, e partecipare allo sviluppo di risposte e studi che possano creare una rete su cui costruire nuovi modelli di risposte sanitarie" .