Milano, 20 gen. (Adnkronos Salute) – Presentato questa mattina il rapporto Oasi 2013 sul sistema sanitario italiano al Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale) dell'università Bocconi di Milano, che oltre a evidenziare la natura 'al risparmio' del sistema sanitario stesso, con una spesa pro capite pari a 2.419 $ Ppa (dollari parità di potere d'acquisto), più bassa rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, sottolinea un disavanzo in forte diminuzione pari a 1,04 miliardi di euro nel 2012 (-17,3% rispetto all?anno precedente), ossia lo 0,9% della spesa sanitaria pubblica corrente, si legge in una nota. I risultati sono rilevanti soprattutto nelle regioni soggette a Piani di rientro: in Campania nel 2012 il disavanzo è un decimo di quello del 2005, nel Lazio un quinto e in Sicilia è quasi azzerato. Rimane però il gap di performance tra i diversi sistemi sanitari regionali ed è evidente la disparità tra le regioni in Piano di rientro e le altre "dal momento che tutte e sole le regioni in Piano di rientro (oltre a quelle già citate, Abruzzo, Calabria, Molise e Puglia)", scrivono Elena Cantù e Francesco Longo, coordinatori del rapporto, "risultano inadempienti o parzialmente inadempienti" nel mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, provocando un potenziale livello di iniquità tra Nord e Sud nell'accesso alle cure. Contenere la spesa e contrarre gli investimenti in tecnologie e rinnovi delle infrastrutture può sistemare i conti della sanità pubblica, ma a discapito della performance sanitaria presente e futura, tanto che in alcune regioni "si fa concreto il rischio dell?undertreatment, ovvero dell'impossibilità di far fronte alle necessità sanitarie della popolazione", evidenzia il rapporto. Dilatando i tempi di pagamento e non rinnovando le attrezzature, infatti, le aziende si espongono a costi futuri in termini di prezzi più alti per le forniture, interessi di mora, contenziosi e personale impiegato per far fronte alle richieste dei creditori e futura obsolescenza tecnologica e inadeguatezza infrastrutturale, rileva il rapporto. "I recenti provvedimenti normativi per liquidare parte del debito commerciale accumulato dalla pubblica amministrazione – puntualizzano Cantù e Longo – hanno sicuramente migliorato la situazione. Mettere le aziende sanitarie nella condizione di saldare i debiti pregressi non è però sufficiente. È necessario -evidenziano i due – che le aziende siano poste in condizioni di pagare puntualmente anche quelli futuri".