Home Nazionale Staminali: ex membro comitato etico Brescia, ingenuità ma nessun sospetto

Staminali: ex membro comitato etico Brescia, ingenuità ma nessun sospetto

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Milano, 14 gen. (Adnkronos Salute) – "Ai tempi in cui è stata firmata la convenzione fra gli Spedali Civili di Brescia e Stamina Foundation, sono convinto che nessuno dei medici sapesse cosa c'era dietro", ombre poi emerse dagli ultimi sviluppi della vicenda. "Ci metto la mano sul fuoco". A parlare è Ottavio Di Stefano, presidente dell'Ordine dei medici di Brescia ed ex membro del comitato etico che, alle origini, si espresse sull'autorizzazione alle cure compassionevoli a base di infusioni preparate secondo il metodo Stamina, agli Spedali Civili. "Le notizie che arrivano dai media sono diverse – sottolinea all'Adnkronos Salute – ma finché le cose non saranno chiarite non posso esprimere un'opinione". Tuttavia, Di Stefano ammette che in origine ci potrebbe essere stata negli ambienti ospedalieri una certa "ingenuità".Davanti agli ultimi sviluppi della vicenda Stamina, e alle dichiarazioni su presunte 'raccomandazioni' e interessi di alti dirigenti che avrebbero portato il metodo a Brescia, Di Stefano commenta: "Questa sarebbe una cosa grave, la apprendo dai media. Ma io che ho lavorato per anni agli Spedali non ho mai avuto alcun minimo sospetto che vi fossero situazioni simili o interessi dietro la convenzione fra l'azienda e Stamina Foundation. Non so se questi risvolti verranno accertati come reali. Ma tornando indietro al momento della valutazione delle terapie, nessuno di noi ha avuto il benché minimo sospetto che potessero esserci pressioni, o che il motivo per cui il metodo Stamina è arrivato a Brescia fosse legato al fatto che potessero entrare dei personaggi rilevanti" fra i pazienti.Ma quale fu lo spirito con cui si approvò il progetto alle origini? "Al comitato etico – ricorda – arrivò una richiesta di cure compassionevoli per una terapia cellulare da parte dell'Oncoematologia pediatrica che ha una storia di eccellenza. Ricordo perfettamente che il comitato chiese un parere all'Aifa per sapere se il laboratorio rispondeva a quanto previsto dal decreto legge Turco-Fazio su terapie cellulari e cure compassionevoli. L'Aifa disse no e il comitato etico respinse la richiesta dell'uso compassionevole. Successivamente, l'azienda richiese nuovamente all'Aifa adducendo altre motivazioni e l'Aifa disse che non ravvisava elementi ostativi. Il comitato etico si adeguò". Quanto alla difficoltà di avere accesso al metodo (che si pensava coperto da brevetto), Di Stefano precisa che "c'è una questione di fondo: i medici dell'ospedale hanno inteso che la metodica venisse dall'Unità operativa che la proponeva e che faceva da garante nella nostra mente", assicura."Secondo alcuni – continua Di Stefano – questa vicenda con lati non chiari, oscuri, e situazioni con assolute lacune da un punto di vista scientifico emerse nel corso dell'evoluzione, ha ridotto la credibilità dell'azienda. Questo può essere anche oggettivamente vero, ma gli Spedali Civili restano una grande azienda dal punto di vista della qualità della sanità che propongono. Lo dico da ex dipendente e da medico che ha lavorato tutta una vita nella struttura: non è neanche lontanamente l'azienda che vediamo dipinta oggi sui giornali". A Di Stefano "fa molto male" vedere che la vicenda Stamina sta rischiando di sporcare l'immagine dell'ospedale. Ci sono le dichiarazioni di alcune famiglie che dicono di aver pagato Davide Vannoni per un ciclo di infusioni, alcune delle quali sono poi state somministrate a Brescia. "So solo una cosa – puntualizza Di Stefano – I pazienti trattati a qualsiasi titolo agli Spedali Civili non hanno mai pagato niente. Non credo vi sia alcuna attinenza con quanto successo agli Spedali Civili dopo. I primi pazienti venivano proposti dall'Unità oncomeatologica per uso compassionevole e ovviamente venivano selezionati dalla stessa Unità. Io non sapevo che tipo di pazienti erano, le modalità di selezione non le conosco". E sull'ultimo sospetto che trasparirebbe da alcune testimonianze (l'ipotesi di malati 'clandestini' che non passavano dall'accettazione), Di Stefano risponde: "Non so dirlo, non è un problema che è rilevante per l'Ordine dei medici. Non so dire quali siano le modalità di ricovero, ma sicuramente i pazienti venivano ricoverati, penso proprio che non erano clandestini. Se vuole una mia opinione, non c'era motivo".