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Nigi (Confsal), in Italia spread più grave è lavoro

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Varsavia, 24 ott. (Labitalia) – "In Italia il più grave spread è quello del lavoro. Se si considera, per il 2013, il calo del Pil dell?1,8%, comparato al +0,7% della Germania, +0,3% della Francia, +1,5% della Gran Bretagna, +1,7% degli Usa, +1,6% del Giappone e +2% del Canada, nonché il modesto mezzo punto di crescita del 2014, si è portati a ipotizzare nel prossimo anno una mini crescita economica da traino senza effetti positivi rilevanti in termini occupazionali. Infatti, la previsione più sostenuta è quella che per il lavoro la ripartenza non arriverà prima della primavera 2014". A lanciare l?allarme è il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, durante i lavori del Consiglio generale del sindacato, in corso a Varsavia.E, per Nigi, "i primi provvedimenti legislativi del governo Letta sembra, in linea con la nostra autonoma previsione, non incidano più di tanto a favore dell?occupazione dei giovani e delle donne, soprattutto nelle aree economicamente più deboli del Paese".Da parte sua, la Confsal ha già segnalato quelle che considera le "aree grigie": "L?insufficiente raccordo tra mondo della formazione e del lavoro che rendono difficoltose le assunzioni, la scarsa attrazione e incidenza dei centri per l?impiego, i ritardi normativi sull?apprendistato, certamente da semplificare, e soprattutto su quello professionalizzante da regolamentare da parte delle Regioni". Non solo. In Italia, spiega Nigi, manca "un?organica politica industriale che coniughi la competitività e l?occupazione e un disegno politico per i settori industriali strategici".