Home Nazionale 10 anni di legge Biagi, luci e ombre di una norma discussa

10 anni di legge Biagi, luci e ombre di una norma discussa

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Roma, 7 ott. (Labitalia) – Era il 9 ottobre 2003 quando venne pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 276/2003, in attuazione della cosiddetta 'legge Biagi', vale a dire la legge delega 30 varata a febbraio dello stesso anno dal secondo governo Berlusconi. Circa un anno prima, il 19 marzo 2002, il giuslavorista Marco Biagi, alle cui idee e al cui lavoro è ispirata la legge, era stato ucciso a Bologna dalle nuove Brigate Rosse. La legge Biagi è stata una norma molto discussa: ha introdotto in Italia una profonda riforma del lavoro, ridisegnando, da una parte, alcuni istituti contrattuali già presenti nel nostro ordinamento, come il lavoro a tempo determinato, il part time e l'apprendistato, che agevola i giovani fino a 29 anni. Dall'altra, ha introdotto nuove tipologie contrattuali, (troppe per alcuni) o in sostituzione di altre, o regolando ex novo. E proprio su questo si sono appuntate le critiche di chi ha accusato la legge di creare lavoro precario, non sicuro e instabile. Il lavoro somministrato a tempo determinato prende così il posto del lavoro interinale, e i contratti di inserimento quello dei contratti di formazione-lavoro. Ma l'inserimento diventa anche "reinserimento" per chi è andato in mobilità o vuole reinserirsi nel mercato del lavoro dopo una prolungata assenza. Novità in senso stretto sono, invece, il lavoro occasionale, che non fa perdere lo status di disoccupato, il 'job on call', il lavoro a chiamata, il 'job sharing', il lavoro condiviso, e la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato. Profonda anche la revisione delle collaborazioni coordinate e continuative, una delle formule che più fortunate del 'Pacchetto Treu', di cui però si era molto abusato. Con la legge Biagi nasce il co.pro, il collaboratore a progetto, il cui ambito di attività viene definito in maniera più stringente e che dà a questi lavoratori più tutele e garanzie. Ma il 'senso' profondo della legge Biagi non può essere ridotto a un elenco di tipologie contrattuali. Per il professore di Bologna, fine studioso e appassionato del metodo del 'benchmarking', ossia come lui stesso lo definiva di un "approccio, finalizzato al miglioramento, per cui si mettono a confronto i modi di svolgimento di attività e processi" perché "la comparazione è l?unica 'prova di laboratorio' di cui disponga il giurista", la riforma del lavoro significa innanzitutto medernizzazione insieme a tutele e garanzie all'interno di un mercato mobile e dinamico. Per questo, al decreto legislativo 276/2003, che pure ha innovato profondamente il mercato del lavoro e gli istituti di lavoro atipico, è mancata una parte fondamentale: quella degli ammortizzatori sociali. Vuoto che, dopo circa 9 anni, cercherà di colmare la riforma Fornero. Nel 2003, però, le 'urgenze' riguardavano più che altro la flessibilità, tema su cui c'era un dibattito molto acceso. I primi interventi erano stati fatti da un governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, e sono ricordati come 'Pacchetto Treu' (1997) dal nome dell'allora ministro del Lavoro, Tiziano Treu, che normò collaborazioni, stage e lavoro interinale. Negli anni che seguirono, anche l'Europa ci chiese di liberalizzare il nostro mercato del lavoro. Così, nel 2001, il neoeletto governo di centrodestra approvò il dlgs 368, che recepiva una direttiva europea sull'accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, di fatto liberalizzando l'utilizzo di contratti a termine nel nostro Paese. Quando Biagi morì, stava coordinando, insieme all'allora sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi (il ministro era Roberto Maroni), un gruppo di lavoro che avrebbe portato qualche mese dopo alla pubblicazione del 'Libro bianco sul mercato del lavoro', un testo in cui si dà spazio, tramite regole e strumenti, alle tecniche regolatorie, tra Unione europea e ordinamento nazionale, e alla flessibilità del lavoro e alle relazioni industriali. Alla morte di Biagi i componenti della commissione, Carlo Dell'Aringa (docente alla Cattolica, ora sottosegretario al Lavoro), Natale Forlani (ora dg al ministero del Lavoro), Paolo Reboani, (ex Isae, ora presidente di Italia Lavoro) e Paolo Sestito (ricercatore Banca d'Italia), vennero messi sotto scorta. Nel luglio del 2002, dopo una fase di forti tensioni sociali, il governo e ben 39 organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro, ad esclusione della Cgil, sottoscrissero il 'Patto per l'Italia' convenendo di pervenire a una rapida attuazione del disegno di riforma del mercato del lavoro lasciato in eredità da Marco Biagi. Cosa che avvenne puntualmente: il 5 febbraio 2003 il Senato approvò definitivamente la legge delega (n.30), precisata nelle forme e nei modi dal decreto legislativo 276/2003 approvato il 10 settembre.